Anna von Hausswolff si prepara a tornare in Italia in estate per tre concerti, inseriti nel tour di presentazione del nuovo album "
Iconoclasts", pubblicato il 31 ottobre del 2025 per Year0001.
Il calendario italiano prevede tre appuntamenti: sabato 8 agosto a Genova, nella cornice di Villa Durazzo Bombrini all’interno del Lilith Festival; domenica 9 agosto a Rimini, alla Corte Agostiniani nell’ambito della Sagra Malatestiana; lunedì 10 agosto all’Aquila, nell’area archeologica di Peltuinum, per la rassegna Paesaggi Sonori.
Ecco il calendario completo con le nuove date del tour di "
Iconoclasts".
21.05 Atlas Song at St, Pölten (Festpielhaus)
22.05 Atlas Song at St, Pölten (Festpielhaus)
06.06 Barcelona (Primavera)
14.06 Hilvarenbeek (Best Kept Secret)
24.06 Athens (Release)
28.06 Antwerp (Live is Live)
03.07 Gdynia (Open’er Festival)
02.08 Waterford (All Together Now)
05.08 Ljubljana (Kino Siska)
06.08 Brno (Pop Messe)
08.08 Genova (Lilith Festival)
09.08 Rimini (Sagra Malatestiana)
10.08 L’Aquila (Paesaggi Sonori)
13.08 Göteborg (Way Out West)
15.08 Copenhagen (Syd For Solen)
28.08 Lisbon (Meo Kalorama)
01.09 Nottingham (Rescue Rooms)
02.09 Glasgow (St. Luke’s)
04.09 Brighton Psych Fest
05.09 Manchester Psych Fest
06.09 Dorset (End of The Road)
16.11 London (O2 Shepherd’s Bush Empire)
Dopo l’affermazione internazionale ottenuta con "Ceremony" (2012), Von Hausswolff si è imposta come una delle figure più originali della musica contemporanea europea, sviluppando un linguaggio che combina tradizione organistica, rock atmosferico e sperimentazione elettronica. Al centro della sua scrittura rimane l’organo a canne, strumento che utilizza come vero motore sonoro: una materia viva che si espande e si contrae, generando composizioni monumentali accanto a momenti più raccolti e contemplativi.
Con "Iconoclasts" la musicista svedese amplia ulteriormente il proprio spettro espressivo, introducendo elementi più aperti e melodici senza rinunciare alla tensione emotiva che caratterizza il suo lavoro. Prodotto insieme al collaboratore storico Filip Leyman, il disco riunisce una serie di ospiti come
Iggy Pop,
Ethel Cain, Abul Mogard e Maria von Hausswolff, oltre al sassofonista Otis Sandsjö, il cui intervento contribuisce ad accentuare la dimensione dinamica delle composizioni.
Il nuovo progetto della cantautrice svedese attraversa temi come amore, libertà e autonomia personale, intrecciando suggestioni simboliche e riflessioni sulla condizione contemporanea. Tra percussioni profonde, organi stratificati e chitarre pulsanti, la voce di von Hausswolff rimane il punto di equilibrio di un impianto sonoro ampio e stratificato. In "Iconoclasts" la sua sperimentazione prosegue, sposandosi a una più compiuta ricerca sulla forma
ballad, con il supporto di ospiti d'eccezione come
Ethel Cain,
Iggy Pop e Abul Mogard. Ne scaturisce una nuova ebbrezza gotica e visionaria, in cui però filtra qualche raggio di sole, in grado di aprire il suono a una dimensione più estatica e trasognata, attraverso trame sonore complesse e stratificate, che si spingono a lambire territori diversi, dall'art rock al jazz fino all'ambient. Un magma sonoro in cui convivono droni sinfonici degni dei
Fuck Buttons di "
Tarot Sport", esplosioni di rumore scintillante e trasognate orchestrazioni cinematografiche.
L'asso nella manica che
Anna von Hausswolff sfodera per portare a termine la missione è il sassofonista Otis Sandsjö, musicista d'avanguardia i cui inserti stranianti attraversano tutto l'album. È lui a guidare l'estatico strumentale "Consensual Neglect", omaggio al free jazz di
John Coltrane e
Albert Ayler, e i quasi nove minuti di "Struggle With The Beast", all'insegna di un
funk sghembo in continua trasformazione, con la voce di Anna a irrompere nel mezzo del furente crescendo accentuandone il pathos. Ed è ancora Sandsjö a infondere calore alla spettrale "The Mouth" e alla convulsa "Stardust". Un apporto costante, che alterna momenti ruvidi - si percepiscono persino le dita che colpiscono i tasti - a sezioni più morbide e contemplative, come nel caso della rarefatta "Aging Young Woman", in duetto con Ethel Cain: un inno sospeso, tra elegia e preghiera, che evoca la malinconia più dolente di
Lana Del Rey per riflettere sulla consapevolezza del tempo che passa e sul sogno di una famiglia che "lentamente svanisce".