A Molteno, piccolo centro in provincia di Lecco, la musica di Lucio Battisti torna a farsi sentire tra i vicoli della memoria. Il Consiglio comunale ha deciso di intitolargli una via, un gesto che vorrebbe celebrare l’eredità culturale di uno dei cantautori più iconici del Novecento italiano. Ma come spesso accade quando la musica incontra la storia, l’eco non è unanime: la proposta ha acceso un dibattito acceso tra ammirazione e polemica.
Da un lato c’è chi vede in questa scelta il riconoscimento dovuto a un artista capace di raccontare il cuore e l’anima degli italiani con melodie immortali. Dall’altro, emerge chi rivangherebbe antiche accuse sul presunto orientamento politico “a destra” di Battisti.
Il sindaco Giuseppe Chiarella ha cercato di smorzare la tensione: non si tratta di una mossa politica, ma di “un atto di riconciliazione e di valorizzazione del patrimonio culturale”, un omaggio a chi con le sue canzoni ha segnato la cultura nazionale. Tuttavia, sui social la polemica non accenna a placarsi.
La storia recente dell’artista a Molteno aggiunge un ulteriore elemento di complessità. Dopo la morte nel 1998, Battisti era sepolto nel cimitero locale, ma la moglie, Grazia Letizia Veronese, aveva più volte richiesto tutela e riservatezza, lamentando l’attenzione mediatica incessante. Nel 2018 la famiglia ha deciso così di trasferire la salma in un luogo segreto, segnando una frattura dolorosa tra il Comune e gli eredi. Da allora, ogni iniziativa pubblica dedicata al cantautore si muove su un terreno delicato.
Intitolargli oggi una via non è dunque solo un gesto commemorativo: per alcuni è una tardiva riconciliazione, per altri il riaprire di ferite mai del tutto rimarginate. Come in una vecchia canzone di Battisti, il paese sembra oscillare tra nostalgia, devozione e polemica, tra la leggenda di un artista che ha saputo cantare l’Italia e le complesse ombre della sua memoria.