Il secondo capitolo del biopic su Michael Jackson affronterà uno degli aspetti più controversi della vita del cantante: le accuse di abusi sessuali su minori. A rivelarlo è stato Jaafar Jackson, nipote della popstar e suo interprete sul grande schermo, anticipando che la vicenda sarà raccontata cercando di restituire soprattutto il punto di vista dell’artista americano.
Il sequel è attualmente in fase di sviluppo e le riprese dovrebbero iniziare entro la fine del 2026, con una possibile uscita nelle sale tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. Il progetto è stato accelerato dallo straordinario successo commerciale del primo “Michael“, che ha superato il miliardo di dollari al botteghino mondiale, diventando il biopic di maggiore incasso nella storia del cinema.
Diretto da Antoine Fuqua, il primo film ricostruisce l’infanzia di Jackson, gli esordi con i Jackson 5, il difficile rapporto con il padre Joe e la successiva consacrazione internazionale, fermandosi al “Bad World Tour” della fine degli anni Ottanta. Il seguito si concentrerà quindi sull’ultima e più tormentata parte della sua vita, inevitabilmente segnata dalle accuse e dalle vicende giudiziarie.
Intervistato da “GQ Middle East”, Jaafar Jackson ha spiegato quale dovrebbe essere la prospettiva adottata dalla nuova pellicola: “Penso che il secondo film darà ancora più spazio al suo punto di vista, perché alla fine della storia le accuse sono sempre state raccontate da altri. Si è sempre trattato di idee di qualcun altro, o storie di qualcun altro, guidate da un tornaconto personale. Questo è il vero problema riscontrato come famiglia: la voce di Michael non è mai stata ascoltata”.
L’attore ha precisato di non avere un ruolo decisionale nella scrittura del film, ma le sue parole sembrano indicare chiaramente l’impostazione che la produzione intende seguire. La sceneggiatura originale del primo capitolo avrebbe già dovuto affrontare le accuse, presentando Jackson come vittima di un tentativo di ricatto. Un ostacolo legale costrinse però la produzione a eliminare quelle parti e a girare nuovamente il finale, con un costo supplementare stimato in circa 16,5 milioni di dollari. Una clausola contenuta in un vecchio accordo extragiudiziale impediva infatti alla fondazione del cantante di menzionare Jordan Chandler all’interno della pellicola.
Nel 1993 Evan Chandler, dentista e sceneggiatore di Los Angeles, accusò Jackson di aver abusato sessualmente del figlio tredicenne Jordan. Il cantante negò sempre ogni addebito e il caso si concluse nel 1994 con un accordo economico tra le parti. Nel 2013, quattro anni dopo la morte della popstar, il coreografo Wade Robson intentò una causa contro il patrimonio dell’artista, sostenendo di aver subito abusi tra i sette e i quattordici anni. Accuse analoghe furono avanzate dall’ex attore bambino James Safechuck. Robson e Safechuck sono stati successivamente al centro del documentario “Leaving Neverland”, uscito nel 2019 e duramente contestato dagli eredi di Jackson, che hanno sempre respinto tutte le accuse rivolte al cantante. Dal film è nato anche un lungo contenzioso legale, per il quale è stata fissata una nuova data processuale nel 2028.
Lionsgate aveva già lasciato intendere da alcuni mesi l’intenzione di proseguire la storia. Adam Fogelson, responsabile della divisione cinematografica della società, aveva dichiarato: “Al momento ci stiamo concentrando soprattutto su come garantire, mantenendo un budget adeguato, il sequel migliore e più grandioso possibile. Questo è ciò che il pubblico desidera e merita dopo l’esperienza che gli abbiamo offerto la prima volta”. Il nodo principale resta però il modo in cui il film riuscirà a misurarsi con una materia tanto delicata senza trasformarsi in una semplice operazione difensiva voluta dalla famiglia Jackson.