Ozzie Osbourne: la sua canzone preferita era una ballad scritta da Lemmy

24-07-2025
Ozzy Osbourne, figura leggendaria del rock venuta a mancare lo scorso 22 luglio, ha attraversato decenni di carriera con i Black Sabbath e da solista, senza mai rinunciare alla musica. Nemmeno il morbo di Parkinson, contro cui ha combattuto fino alla fine - come dimostrato dal suo ultimo concerto il 5 luglio - lo ha fermato. "Mi ritirerò solo quando metteranno i chiodi alla mia bara. E anche allora farò un bis", aveva dichiarato nel 2020.
Poco prima dell’evento conclusivo “Back to the Beginning”, Osbourne è stato introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame anche come artista solista, a diciotto anni dalla sua prima inclusione con i Black Sabbath. Per l’occasione, Metal Hammer ha chiesto a colleghi e amici di scegliere il loro brano preferito del "Principe delle Tenebre". Alla domanda ha risposto anche lo stesso Ozzy.

La sua scelta è ricaduta su “Mama, I'm Coming Home”, una ballad tratta dall’album “No More Tears” (1991), pubblicato una settimana prima dell’uscita di “Nevermind” dei Nirvana. Il testo non è suo, ma di Lemmy Kilmister dei Motörhead, a cui Ozzy aveva semplicemente spiegato cosa voleva esprimere. “Ho un vero debole per Mama, I'm Coming Home”, spiegò Osbourne. “Ogni mio disco riflette un momento della mia vita: gioia, caos o dolore. Non ho un preferito assoluto”.
La canzone ha segnato anche uno dei momenti più toccanti del suo concerto d’addio, inserita tra le ultime cinque eseguite. A rafforzare il legame tra i due rocker, lo stesso Lemmy raccontò nel 2013 che Ozzy gli diede solo il titolo e lui costruì il testo attorno a quello. “Un tizio disse a Ozzy: ‘È la cosa più personale che tu abbia mai scritto’. E Ozzy rispose: ‘L’ha scritta lui!’”.
L’album contiene anche “Hellraiser”, sempre co-scritta con Lemmy, pubblicata nel 2021 in una versione con le voci di entrambi — un’ulteriore testimonianza della loro intensa e unica collaborazione.



Intanto il mondo del rock rende omaggio a Ozzy Osbourne. A ricordarlo è anche la rivista americana Rolling Stone, con una selezione di quelle che considera le sue “20 canzoni essenziali”. “Ozzy Osbourne è stato la voce per eccellenza dell’heavy metal – scrive il magazine statunitense - Quando evocò tutto il terrore che aveva in sé cantando 'What is this which stands before me?' nel brano 'Black Sabbath' del 1970, creò il modello a cui si sarebbero ispirati tutti i cantanti metal a venire. Il vocalist, morto il 22 luglio all’età di 76 anni, era anche un maestro delle melodie. Grande fan dei Beatles, inventava da sé le linee vocali, a volte ricalcando quelle della chitarra, altre volte lasciando che la sua voce si librasse al di sopra di tutto, dando vita ad alcuni dei brani più memorabili degli ultimi cinquant’anni. E anche se le sue stravaganze fuori dal palco e la fama da reality show come Prince of Bleeping Darkness gli procurarono spesso più titoli di giornali della sua musica, è sempre stato, nel profondo, un autore di canzoni”.

Ecco qui 20 dei migliori brani di Ozzy Osbourne secondo Rolling Stone (qui il servizio completo)

Black Sabbath - “Black Sabbath” (1970)
Black Sabbath - “Paranoid” (1970)
Black Sabbath - “Iron Man” (1970)
Black Sabbath - “Changes” (1972)
Black Sabbath - “Sabbath Bloody Sabbath” (1973)
Ozzy Osbourne - “I Don’t Know” (1980)
Ozzy Osbourne - “Crazy Train” (1980)
Ozzy Osbourne - “Mr. Crowley” (1980)
Ozzy Osbourne - “Suicide Solution” (1980)
Ozzy Osbourne - “Flying High Again” (1981)
Ozzy Osbourne - “Diary of a Madman” (1981)
Ozzy Osbourne - “Bark at the Moon” (1983)
Ozzy Osbourne - “Shot in the Dark” (1986)
Ozzy Osbourne - “Close My Eyes Forever” (with Lita Ford) (1989)
Ozzy Osbourne - “Mama, I’m Coming Home” (1991)
Ozzy Osbourne - “I Don’t Want to Change the World” (1991)
Ozzy Osbourne - “No More Tears” (1991)
Ozzy Osbourne - “I Just Want You” (1996)
Ozzy Osbourne - “Dreamer” (2001)
Ozzy Osbourne - “Patient Number 9” (2022)

Ozzy Osbourne ha vissuto una vita da rockstar maledetta. Una vita da romanzo, fatta di eccessi, disperazione, felicità. Tutto vissuto fino in fondo, senza filtri, senza alcun limite, fino alla veneranda età di 76 anni. Una vita che nessun altro essere umano ha mai vissuto. La vita dell’ultima rockstar.
Ma la caratteristica più incredibile di Ozzy è stata la sua sincerità. Nella sua vita non c’è stato nulla di falso, non ha mai recitato un ruolo, è sempre stato sé stesso. Come nessun altro. La sua esistenza è stata vissuta sotto i riflettori, con le telecamere che lo seguivano persino dentro casa, cogliendone le debolezze, le paure, gli eccessi, le fragilità. Tutto questo ha lanciato un messaggio: vivere al massimo delle proprie possibilità. Inseguire un sogno che nel suo caso si è realizzato. Ma per Ozzy non si trattava di essere un modello da seguire. Tutt’altro. La sua vita è stata un inno alla libertà di scelta. Ozzy non aveva verità da urlare, come certi cantautori. Il suo lascito è stato: "I Don’t Know". Inutile chiedergli opinioni sui destini del mondo, su ciò che è giusto o sbagliato. Avrebbe risposto sinceramente: non ne so nulla. E proprio per questo ha sempre incoraggiato i suoi fan a essere sé stessi, a inseguire i propri sogni ed essere autentici, perché qualcuno avrebbe realizzato il suo sogno, con un po’ di fortuna e tanta forza di volontà. 
Il resto è storia: dai Black Sabbath alla carriera solista, dagli abissi della depressione (l’abbandono della band, la morte di Randy Rhoads) alla rinascita continua. E forse, è persino inutile celebrarlo, perché tutti sappiamo già tutto.
Ozzy ci ha lasciati da eroe. Il suo ultimo concerto, di poco più di due settimane fa, "Back to the Beginning", che presto diventerà anche un film, ha incassato circa 160 milioni di euro. Lui ha voluto donarli agli ospedali pediatrici Acorns Children’s Hospice e Birmingham Children’s Hospital, e al Cure Parkinson’s, a sostegno della ricerca sul morbo di Parkinson. Difficile immaginare un addio più grande di questo.

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