Ozzy Osbourne, l'omaggio di Mojo con la classifica dei migliori album dei Black Sabbath

26-07-2025
Anche il magazine Mojo rende omaggio a Ozzy Osbourne, il leggendario Principe delle tenebre, scomparso lo scorso 22 luglio, pubblicando la sua classifica dei migliori album dei Black Sabbath
"Nessuna band ha suonato il requiem dell’era hippy con la stessa magnificenza dei Black Sabbath - scrive Mojo nell'introduzione - Se l’umore dominante della metà degli anni 60 era improntato a pace, amore e ottimismo, nessuno lo aveva detto al quartetto composto dal frontman Ozzy Osbourne, dal chitarrista Tony Iommi, dal bassista Geezer Butler e dal batterista Bill Ward... Cresciuti su basi blues, i Black Sabbath forgiarono un suono fondato sui riff oscuri di Iommi, sul lamento post-lennoniano di Osbourne e sull’intesa serrata tra Ward e Butler, con testi scritti da quest’ultimo che attingevano tanto alla realtà quanto al suo interesse iniziale per la spiritualità e al gusto crescente della band per l’estetica da notte dell’orrore... Questa decisione – e l’adozione come nome di un film degli anni 30 con Boris Karloff – avrebbe contribuito a creare la temibile reputazione dei Sabbath, mentre il loro sound avrebbe definito il genere metal".
In omaggio a Osbourne e ai suoi compagni di band, Mojo ripercorre tutti gli album in studio dei padrini dell’heavy metal in questa classifica (qui il servizio completo).

19. Born Again (Vertigo, 1983)
18. Tyr (IRS, 1990)
17. Forbidden (IRS, 1995)
16. Never Say Die! (Vertigo, 1978)
15. Technical Ecstasy (Vertigo, 1976)
14. Headless Cross (IRS, 1989)
13. Seventh Star (Vertigo, 1986)
12. Cross Purposes (IRS, 1994)
11. The Eternal Idol (Vertigo, 1987)
10. Mob Rules (Vertigo, 1981)
9. Dehumanizer (IRS/Reprise, 1992)
8. 13 (Vertigo, 2013)
7. Black Sabbath (Vertigo, 1970)
6. Sabotage (Vertigo, 1975)
5. Sabbath Bloody Sabbath (Vertigo, 1973)
4. Heaven And Hell (Vertigo, 1980)
3. Paranoid (Vertigo, 1970)
2. Master Of Reality (Vertigo, 1971)
1. Vol. 4 (Vertigo, 1972)

Intanto il mondo del rock rende omaggio a Ozzy Osbourne. A ricordarlo è anche la rivista americana Rolling Stone, con una selezione di quelle che considera le sue “20 canzoni essenziali”. “Ozzy Osbourne è stato la voce per eccellenza dell’heavy metal – scrive il magazine statunitense - Quando evocò tutto il terrore che aveva in sé cantando 'What is this which stands before me?' nel brano 'Black Sabbath' del 1970, creò il modello a cui si sarebbero ispirati tutti i cantanti metal a venire. Il vocalist, morto il 22 luglio all’età di 76 anni, era anche un maestro delle melodie. Grande fan dei Beatles, inventava da sé le linee vocali, a volte ricalcando quelle della chitarra, altre volte lasciando che la sua voce si librasse al di sopra di tutto, dando vita ad alcuni dei brani più memorabili degli ultimi cinquant’anni. E anche se le sue stravaganze fuori dal palco e la fama da reality show come Prince of Bleeping Darkness gli procurarono spesso più titoli di giornali della sua musica, è sempre stato, nel profondo, un autore di canzoni”.

Ecco qui 20 dei migliori brani di Ozzy Osbourne secondo Rolling Stone (qui il servizio completo)

Black Sabbath - “Black Sabbath” (1970)
Black Sabbath - “Paranoid” (1970)
Black Sabbath - “Iron Man” (1970)
Black Sabbath - “Changes” (1972)
Black Sabbath - “Sabbath Bloody Sabbath” (1973)
Ozzy Osbourne - “I Don’t Know” (1980)
Ozzy Osbourne - “Crazy Train” (1980)
Ozzy Osbourne - “Mr. Crowley” (1980)
Ozzy Osbourne - “Suicide Solution” (1980)
Ozzy Osbourne - “Flying High Again” (1981)
Ozzy Osbourne - “Diary of a Madman” (1981)
Ozzy Osbourne - “Bark at the Moon” (1983)
Ozzy Osbourne - “Shot in the Dark” (1986)
Ozzy Osbourne - “Close My Eyes Forever” (with Lita Ford) (1989)
Ozzy Osbourne - “Mama, I’m Coming Home” (1991)
Ozzy Osbourne - “I Don’t Want to Change the World” (1991)
Ozzy Osbourne - “No More Tears” (1991)
Ozzy Osbourne - “I Just Want You” (1996)
Ozzy Osbourne - “Dreamer” (2001)
Ozzy Osbourne - “Patient Number 9” (2022)

Ozzy Osbourne ha vissuto una vita da rockstar maledetta. Una vita da romanzo, fatta di eccessi, disperazione, felicità. Tutto vissuto fino in fondo, senza filtri, senza alcun limite, fino alla veneranda età di 76 anni. Una vita che nessun altro essere umano ha mai vissuto. La vita dell’ultima rockstar.
Ma la caratteristica più incredibile di Ozzy è stata la sua sincerità. Nella sua vita non c’è stato nulla di falso, non ha mai recitato un ruolo, è sempre stato sé stesso. Come nessun altro. La sua esistenza è stata vissuta sotto i riflettori, con le telecamere che lo seguivano persino dentro casa, cogliendone le debolezze, le paure, gli eccessi, le fragilità. Tutto questo ha lanciato un messaggio: vivere al massimo delle proprie possibilità. Inseguire un sogno che nel suo caso si è realizzato. Ma per Ozzy non si trattava di essere un modello da seguire. Tutt’altro. La sua vita è stata un inno alla libertà di scelta. Ozzy non aveva verità da urlare, come certi cantautori. Il suo lascito è stato: "I Don’t Know". Inutile chiedergli opinioni sui destini del mondo, su ciò che è giusto o sbagliato. Avrebbe risposto sinceramente: non ne so nulla. E proprio per questo ha sempre incoraggiato i suoi fan a essere sé stessi, a inseguire i propri sogni ed essere autentici, perché qualcuno avrebbe realizzato il suo sogno, con un po’ di fortuna e tanta forza di volontà. 
Il resto è storia: dai Black Sabbath alla carriera solista, dagli abissi della depressione (l’abbandono della band, la morte di Randy Rhoads) alla rinascita continua. E forse, è persino inutile celebrarlo, perché tutti sappiamo già tutto.
Ozzy ci ha lasciati da eroe. Il suo ultimo concerto, di poco più di due settimane fa, "Back to the Beginning", che presto diventerà anche un film, ha incassato circa 160 milioni di euro. Lui ha voluto donarli agli ospedali pediatrici Acorns Children’s Hospice e Birmingham Children’s Hospital, e al Cure Parkinson’s, a sostegno della ricerca sul morbo di Parkinson. Difficile immaginare un addio più grande di questo.