Pulp, Jarvis Cocker rivela i suoi dischi preferiti di sempre

26-11-2025
Tutto iniziò grazie a una babysitter con gusti musicali fuori dal comune. Così Jarvis Cocker, leader dei Pulp, ha raccontato la sua folgorazione sulla strada del rock. Quella sera una copia di "The Dark Side Of The Moon" dei Pink Floyd finì sul giradischi e un bambino che doveva già essere a letto ascoltò incantato qualche brano. Era proprio il piccolo Jarvis, che raccontandolo a Pitchfork, ricorda di essere rimasto turbato da quelle risate distorte e dai passaggi più strani. Ma da lì arrivò la rivelazione. I Pink Floyd non sarebbero mai diventati la sua ossessione, ma quel primo cortocircuito fu decisivo: “Penso che la loro musica regga ancora oggi. ‘The Wall’ non riesco proprio a farmelo piacere, ‘Animals’ è il massimo che sono riuscito a raggiungere”.
Crescendo, l’altro inevitabile punto d’approdo fu "Abbey Road" dei Beatles. Cocker aveva dieci o undici anni quando scoprì il brano che chiude la prima facciata, "I Want You (She’s So Heavy)": un finale interminabile, con quel suono di vento sintetico che lo lasciò sbalordito. Solo dopo scoprì che a generarlo era un marchingegno manovrato da Ringo Starr.

In seguito, gli individualisti sono rimasti il suo punto di riferimento. Parlando di "Death Of A Ladies Man", ha citato Leonard Cohen e Scott Walker come presenze costanti nella sua formazione. E riconosce senza imbarazzi che il primo disco dei Pulp è, in buona parte, un omaggio ingenuo al debutto di Cohen.
Quando la fama arrivò finalmente anche per lui, la stagione era quella che verrà poi etichettata come britpop: una definizione che Cocker non ha mai amato, ma che non cancella il rispetto per alcune delle band associate a quella scena, a partire dai Suede.
Nel corso degli anni, Cocker ha segnalato più volte i dischi che considera fondamentali: lavori eterogenei, spesso eccentrici, che riflettono la sua curiosità e la sua inclinazione per gli outsider. Ecco la lista dei suoi album preferiti:
  • Jeffrey Lewis – 12 Crass Songs
  • The Beatles – Abbey Road
  • Suede – Animal Nitrate
  • The B-52s – B-52s
  • Basement Five – Basement Five in Dub
  • Leonard Cohen – Death of a Ladies Man
  • Devo – Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!
  • Sexual Harassment – I Need a Freak
  • Gordon Lightfoot – If You Could Read My Mind
  • Marianne Faithful – Marianne Faithful
  • Bonnie Prince Billy – Master and Everyone
  • Various Artists – Midnight Cowboy OST
  • Terry Riley – Persian Surgery Dervishes
  • Bill Callahan – Shepherd in a Sheepskin Vest
  • Pink Floyd – The Dark Side of the Moon
  • The Stallion – The Dark Side of the Wall
  • Serafina Steer – The Moths Are Real
  • Pastels & Tenniscoats – Two Sunsets
  • Endless Boogie – Volumes I & II


Di recente, i Pulp di Jarvis Cocker sono tornati al Tiny Desk con un’esibizione dal taglio raccolto, costruita su un equilibrio accurato tra brani noti, scelte meno immediate e un solo episodio dall’ultimo “More”. Attorno a Cocker – voce e chitarra – c'erano Candida Doyle alle tastiere, Mark Webber tra chitarra e piano, Nick Banks al cajón, Andrew McKinney al basso, Adam Betts a percussioni e cori, Jason Buckle alla chitarra, oltre ai due archi che hanno aperto il set. La nota di regia racconta che il gruppo, prima di iniziare, si sarebbe incoraggiato cantando in coro “this will be the very best tiny desk”. 
Guarda qui sotto l'esibizione dei Pulp al Tiny Desk Concert.



Nei giorni scorsi la band di Jarvis Cocker ha incassato un'importante affermazione, conquistando il primo posto nelle classifiche dei migliori album del 2025 di Mojo e Uncut, due dei giornali più autorevoli della stampa inglese, per una volta concordi sulla scelta del disco dell'anno. "More", l'ultima prodezza dei Pulp, è stato ben accolto anche sulle nostre pagine di OndaRock.
L'ultimo album della band inglese è stato registrato in tre settimane all’Orbb Studio di Londra, a partire dal 18 novembre 2024, con il produttore James Ford. Arriva a 24 anni da “We Love Life” (2001) e segna il primo lavoro in studio dopo la scomparsa nel 2023 del bassista Steve Mackey, al quale è dedicato. Mackey non aveva partecipato al tour di reunion dello stesso anno, che ha segnato la seconda rinascita della band dopo quella del periodo 2011–2015, seguita allo scioglimento del 2010.

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