Torna in Italia Suzanne Vega, per uno show che attraversa la sua intera carriera artistica. La cantautrice di statunitense sarà nel nostro paese per un’unica data al Conservatorio di Milano il prossimo 21 marzo 2026.
In scaletta non mancheranno suoi classici come “Tom’s Diner”, “Luka”, “Marlene On The Wall”, oltre a nuove canzoni tratte dal suo ultimo album “Flying With Angels” pubblicato nel maggio 2025 e accolto con entusiasmo dalla critica di tutto il mondo.
Ad accompagnarla sul palco, per l’occasione, ci saranno due collaboratori di lunga data: il chitarrista Gerry Leonard, noto anche per il suo lavoro con David Bowie, e la violoncellista Stephanie Winters che, con aggiungeranno intimità e raffinatezza al concerto. Biglietti qui. Info qui.
Dotata di un’innata nota poetica e di una straordinaria capacità di raccontare storie intime e universali, Suzanne Vega è stata una delle antesignane della rinascita del cantautorato femminile a cavallo tra anni 80 e 90. Con le sue ballate intimiste ha aperto la strada a una nuova generazione di cantautrici. Nel segno di un folk acustico di grande eleganza e sensibilità, capace però di evolversi nel tempo aprendosi ad altri stili (pop, elettronica, jazz, bossa nova). Con almeno un paio di capolavori assoluti: l'omonimo "Suzanne Vega" del 1985 e "Solitude Standing" di due anni dopo.
"È la cantautrice più personale, forte e completa degli ultimi anni", proclamò il New York Times ai tempi del suo esordio. E mai profezia si rivelò più azzeccata, perché è stata proprio Suzanne Nadine Vega ad anticipare la rinascita del cantautorato femminile d'oltreoceano, ad aprire la strada alla generazione di Tori Amos, Sheryl Crow, Lisa Germano, Fiona Apple, Ani DiFranco, Alanis Morissette. Anche se l'artista californiana ha sempre dovuto combattere contro le resistenze e i pregiudizi di un music business già restio ad attribuire alle donne i loro meriti, figurarsi nel caso di una cantautrice che ha fatto della sobrietà e della discrezione il suo marchio di fabbrica. Un'antidiva per scelta, insomma. "Se tieni un basso profilo puoi durare più a lungo, anche se magari non finisci sui giornali", ci ha raccontato con una punta di soddisfazione durante una conversazione telefonica.
Il suo stile resterà un classico del canto intimista femminile. La sua forza introversa e la sua magia d’atmosfera derivano da una sagace fusione delle sue componenti: voce onirica, testi cupi ma enunciati come in una favola, suoni insieme tecnologici e da camera, tocchi commoventi. Rarefatta sintesi di due inquietudini cozzanti, l’anelito di emancipazione dei 70 e il disagio urbano dei 90.