Czesław Niemen

Enigmatic

1970 (Polskie Nagrania Muza) | progressive rock, poezja śpiewana, jazz-rock, blues rock

Quando nella seconda metà del 1969 Czesław Niemen registra il suo quarto album, è già uno dei musicisti polacchi più amati.

Il 20 dicembre 1968 “Dziwny jest ten świat...”, sua opera prima, è diventato il primo disco d’oro nella storia dell’industria musicale polacca, per aver venduto oltre 160mila copie nell’arco di un anno e mezzo. “Sukces” (1968) e “Czy mnie jeszcze pamiętasz?” (1969) hanno pure ottenuto un eccellente riscontro, pur vivendo stilisticamente nella scia del debutto: un coacervo di beat, blues e rock psichedelico, sospinto dalla ruggente voce soul dell’artista e dai barocchismi del suo organo Hammond.

Per il nuovo progetto, intitolato “Enigmatic”, Niemen decide però di svoltare: non più testi scritti di proprio pugno o da colleghi, bensì grandi classici della poesia polacca messi in musica. Inoltre, non più brevi canzoni con strutture ben definite, ma brani espansi dalla struttura a metà fra le jam dell’acid rock e le suite del neonato rock progressivo.

Non è che il primo passo di un continuo innalzamento delle proprie ambizioni artistiche, che porta di lì a breve a un cambio di fruizione della sua musica da parte del pubblico: nonostante i suoi dischi, sempre più sperimentali, avrebbero ottenuto ottime vendite per tutti gli anni Settanta, nessuno sarebbe più riuscito a generare hit capaci di segnare la memoria collettiva e a oggi tutte le canzoni di Niemen ricordate dal grande pubblico sono uscite entro il 1970. “Enigmatic” è quindi il momento chiave della sua carriera, il passaggio in cui l’“artista da canzone” si trasforma in “artista da album”.

Anche la band di accompagnamento subisce pesanti modifiche: gli Akwarele, che lo hanno seguito fino a quel momento, vengono sciolti. Del sestetto, Niemen mantiene solo Tomasz Jaśkiewicz (chitarra) e Zbigniew Sztyc (sax tenore), dopodiché assolda Janusz Zieliński (basso), Czesław Bartkowski (batteria), Zbigniew Namysłowski (sax alto) e Michał Urbaniak (sax tenore e flauto).

Ogni comparto è rinnovato: come gruppo per le armonie vocali le Alibabki sostituiscono i Partita [nota 1], mentre Zofia Gajewska rimpiazza Wojciech Piętowski alla produzione [nota 2].

Il primo lato del vinile è interamente occupato dai sedici minuti di “Bema pamięci żałobny - rapsod” (“Rapsodia funebre in memoria di Bem”), adattamento di una poesia di Cyprian Norwid dedicata al generale Józef Bem, scelta tutt’altro che casualmente.
Bem è stato uno dei più grandi condottieri polacchi e viene considerato un eroe in patria, così come in Ungheria: combatté per la prima durante la rivolta di novembre del 1830-31 e per la seconda durante la rivoluzione del 1848-49, in entrambi i casi fu sconfitto dall’esercito russo a causa della soverchiante superiorità numerica, ma dimostrò grande valore, riuscendo a limitare i danni e a tenere testa al nemico fino all’ultimo metro utile. Fu insomma capace di gestire con grande lucidità situazioni drammatiche.

Non stupisce che Niemen decida di traslare Bem nella Polonia del 1969, di nuovo sotto il giogo della Russia, in una situazione in cui si possono azzardare canzoni di protesta qualora non diventino troppo specifiche. Lo stratagemma è inattaccabile: utilizzando una lode scritta nel 1851 e conosciuta alla perfezione da qualsiasi polacco scolarizzato, Niemen si mette al riparo dalla mordacchia sovietica. Censurarlo significherebbe censurare Norwid e di conseguenza la poesia polacca, il che non è fattibile, soprattutto considerata la sua diffusione [nota 3].

Il brano si apre come una sorta di messa decostruita, con uno sfondo di organo Hammond settato sul suono da cattedrale, costantemente attraversato da dissonanze, percussioni caotiche e colpi di campane. Interviene saltuariamente un coro da chiesa, diretto dal professore accademico Romuald Miazga, ripetendo un motto di Annibale in latino, originariamente abbinato da Norwid alla poesia: “Iusiurandum, patri datum, usque ad hanc diem ita servavi” (“I giuramenti fatti a mio padre ho mantenuto fino a oggi”).

La voce di Niemen entra a 7’ 44’’, per intonare finalmente i versi i Norwid [nota 4], e la canzone assume una struttura più regolare, con l’ingresso della sezione ritmica (il cui ipnotico andamento jazzato suona come un antenato del trip hop), il timbro dell’Hammond che si satura gradualmente, un’instancabile chitarra blues che ricama assoli in sottofondo, e il coro di Miazga che si prodiga in toni monovocalici, fino a coprire tutto nel gran finale. Il risultato è da annoverarsi fra le grandi suite del primo rock progressivo.

Il secondo lato del vinile contiene tre brani e si apre con “Jednego serca” (“Un cuore”) di Adan Asnyk, testo meno impegnativo del precedente, trattandosi di una poesia d’amore piuttosto lineare. L’autore è tuttavia un altro eroe locale, fra i nomi di punta della rivolta di gennaio del 1863-64, di nuovo contro le forze zariste.

Niemen la rende una possente marcia jazz-rock, con i suoi pattern di Hammond blues e percussivo, giostrati sull’andirivieni dell’effetto tremolo del Leslie, a guidare i cori delle Alibabki (in cui ariose armonie soul si mescolano a un registro di fischio) e il continuo alternarsi fra chitarra blues e intensi assoli di sassofono, degni del migliore spiritual jazz dell’epoca. Diventerà il brano più noto dell’album.

“Kwiaty ojczyste” (“Fiori del mio paese”) è l’unico testo scritto appositamente per l’album, ma porta la firma di un colosso della poesia del dopoguerra, Tadeusz Kubiak, all’epoca già ordinato cavaliere dalla Repubblica Popolare di Polonia.

Niemen canta la bellezza del suo paese descrivendone le varietà floreali, in un ennesimo slancio d’amor patrio che sottintende il desiderio di libertà dalle pressioni sovietiche:

Fiori sul fiume Vistola della Masovia,
margherite, viole e calendule,
cime verdi sopra Varsavia,
ghirlande di fiori sulle case,
fiori sul fiume Oder, boschetti, rose,
cento piume di pavone colorate
nei parchi di Stettino e Opole,
in piccoli giardini vicino a Breslavia.

Viburno, malva di Białystok,
a Lublino, vigne lussureggianti,
verbasco d’oro vicino a Zamość
e a Kazimierz frutteti bianchi,
fiori sui fiumi Vistola, Narew e Bug,
raccolti al sole, dalla luna,
vi amo fiori della mia patria,
sui fiumi Narew, Oder e Pilica.


Musicalmente simile al precedente brano, lascia però maggior spazio all’improvvisazione, con le Alibabki che ripetono “la la la” per lunghi tratti, inframezzate o sostenute da divagazioni di sassofoni, chitarra e flauto.

In chiusura “Mów do mnie jeszcze” (“Continua a parlarmi”), delicata poesia d’amore di Kazimierz Przerwa-Tetmajer, noto esponente del movimento Giovane Polonia, vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento. Niemen la trasforma nell’unico lento dell’album, un blues rock romantico decisamente più lineare del resto della scaletta, ma non meno passionale.

“Enigmatic” viene presentato alla fine del 1969 in uno speciale per la televisione polacca, girato a colori ma andato in onda in bianco e nero (si vedano i video allegati). Il 19 gennaio 1970 l’Lp raggiunge finalmente i negozi, racchiuso da un’iconica copertina che mostra l’artista piegato sull’Hammond in una posa da fantasma dell’Opera. 
L’anno successivo viene certificato disco d’oro per aver superato le 125mila copie (non sono purtroppo noti i dati di vendita aggiornati, ma dal 1973 in poi è stato ristampato almeno dieci volte).

La sua importanza non è da ricercarsi soltanto nella posizione chiave che occupa nella carriera di Niemen o nell’impatto commerciale ottenuto nonostante un contenuto complesso e sperimentale, ma anche nell’influenza che ha avuto sulla cultura polacca: è sostanzialmente l’album che inaugura il rock progressivo locale (in anticipo, per esempio, sulla scuola italiana), oltre a segnare la prima comparsa in un disco rock per due fra i più importanti jazzisti polacchi della storia, quali Namysłowski e Urbaniak (il secondo in particolare avrebbe ottenuto fama internazionale dopo essere emigrato negli Stati Uniti nel 1973).

Se in Polonia è una delle icone nazionali, Niemen può oggi vantare un culto notevole anche presso gli appassionati di rock progressivo dal resto del mondo, con “Enigmatic” a fare da testa di ponte. Gli hanno comunque fatto seguito diversi altri album brillanti, in un viaggio denso di curiosità e avventura che l’avrebbe portato fino al futuristico suono elettronico di “Niemen Aerolit (N.Æ.)” (1975).
La fortuna commerciale dei suoi dischi di inediti sarebbe scemata con l’ingresso negli anni Ottanta, ma le antologie dei vecchi classici avrebbero continuato a macinare numeri imponenti anche nei decenni a venire, persino dopo la sua morte, avvenuta nel 2004 per tumore al sistema linfatico: la raccolta “Złota kolekcja: Czas jak rzeka” ha toccato il numero 1 non più tardi del 16 giugno 2016.


Nota 1: Alibabki e Partita sono stati prolifici gruppi vocali, il primo interamente femminile e il secondo misto, con carriere divise fra i dischi in proprio e il sostegno ai più importanti cantanti solisti dell’epoca. Le Alibabki in particolare sono un nome leggendario per la cultura locale.


Nota 2
: Gajewska e Piętowski sono stati due fra i più importanti produttori nella storia della musica popolare polacca. La prima in particolare, peraltro già incontrata alla cabina di regia di in un’altra pietra miliare di Ondarock: “Korowód” di Marek Grechuta & Anawa. 


Nota 3
: la poesia in Polonia ha vantato per tutto il Novecento una funzione sociale difficilmente comprensibile al di fuori, con una copertura capillare anche presso le classi sociali più disagiate. Un esempio su tutti: le proteste degli operai, durante l’era sovietica, avvenivano spesso durante riunioni in cui venivano letti i grandi classici della poesia, quando non componimenti inediti scritti per l’occasione da intellettuali del luogo o più semplicemente da un qualsiasi partecipante.
Anche il cantautorato locale nacque come variante della poesia, tanto da essere ancora oggi indicato come poezja śpiewana (poesia cantata).


Nota 4
: la miglior traduzione italiana disponibile in rete è quella dal blog “Un’anima e tre ali” di Paolo Statuti, disponibile al seguente link.

(24/03/2022)

  • Tracklist
  1. Bema pamieci zalobny - Rapsod (Threnody in the Memory of Bem)
  2. Jednego serca (One Heart)
  3. Kwiaty ojczyste (Flowers of My Country)
  4. Mów do mnie jeszcze (Keep Speaking to Me)