Giant Sand

It's All Over... The Map

2004 (Thrill Jockey) | folk-rock

C'è del deserto in Danimarca… Dalla polvere di Tucson al gelo di Copenhagen, i Giant Sand si reincarnano a sorpresa in una nuova band di musicisti danesi, ma sempre sotto la sapiente guida del leader storico Howe Gelb. E così, nonostante il proclamato scioglimento del gruppo all'indomani di "Cover magazine" nel 2002 e nonostante la defezione di Joe Burns e John Convertino, dedicatisi ormai a tempo pieno ai loro Calexico, ecco i Giant Sand assumere le fattezze di Anders Pedersen alla chitarra, Thøger T. Lund al basso e Peter Dombernowsky alla batteria, tutti già al fianco di Gelb nella sua ultima avventura solista con "The Listener".

I Giant Sand, del resto, sono sempre stati in realtà un affare privato di Gelb: dai tempi dell'epico esordio, a metà degli anni Ottanta, con "Valley Of Rain" e "Ballad Of A Thin Line Man", non si contano le volte in cui la formazione della band si è trovata ad essere rivoluzionata, assecondando di volta in volta gli umori del proprio artefice. E poi Gelb è ormai di casa in Danimarca, da quando ha sposato la danese Sofie Albertsen, anche in questa occasione accanto al marito come vocalist.

Ma è ugualmente difficile nascondere un iniziale senso di straniamento nell'immaginare che una musica così deserticamente americana come quella dei Giant Sand possa nascere nel cuore della vecchia Europa… Eppure non bisognerebbe stupirsi, perché questo nuovo "Is All Around… The Map" si presenta sin dal titolo come un vero e proprio diario di viaggio, una variegata raccolta di appunti presi lungo la strada che porta da una spigolosa New York ai boschi di Heidelburg, passando per una Francia amara come i versi di Villon e una Napoli dall'atmosfera più tropicale che mediterranea.

In alcuni momenti, è inutile negarlo, la mancanza della classe di Burns e Convertino si fa sentire: difficile ripetere l'obliqua magia di un gioiello come "Chore Of Enchantment" senza quell'alchimia che il tempo aveva ormai creato tra i due Calexico e Howe Gelb . Nonostante questo, però, i Giant Sand, anche grazie all'apporto del vecchio amico John Parish, continuano a dare vita a un suono tradizionale e inconfondibile al tempo stesso, creando una serie di brani più diretti e meno imprevedibili che in passato, ma comunque ricchi di sfumature e dettagli, capaci di sfuggire alla tentazione di disperdersi nella frammentarietà del Gelb solista.
La strada parte con "Classico" da un territorio che confina da vicino con quello dei Lambchop meno confidenziali, cui si aggiungono brevi squarci di stridori in stile Grandaddy, per poi fare tappa dalle parti dello spaghetti-western di "Napoli" e delle tentazioni di bossanova di "Les Forçats Innocents", con Gelb a sfoggiare un'improbabile pronuncia francese.

Nel mezzo, c'è spazio per l'asciutto blues dylaniano di "Muss" e per quello trasudante di chitarre di "Remote", in cui Gelb gioca a recitare la parte di Jon Spencer. E accanto alle lusinghe poppeggianti di "Fool", i Giant Sand si concedono anche un rock frizzante come "Flying Around The Sun With Remarkable Speed", ovvero la canzone che potrebbero scrivere Strokes & soci se per un istante Lou Reed potesse prestare loro un grammo del suo genio.

Ballate come "Cracklin' Water" e "Hood (View From A Heidelburg Hotel)" non avrebbero sfigurato in "Chore Of Enchantment", con quelle chitarre frastagliate e quella profonda voce da cowboy pronto a raccontare la propria storia davanti al fuoco del bivacco. Solo l'intermezzo strumentale di "Drab" e la coda finale di "Ploy", tagliata letteralmente con un colpo di forbice, suonano davvero prescindibili, mentre "Anarchistic Bolshevistic Cowboy Bundle", con il suo strambo e sgangherato accostamento tra "Anarchy In The U.K." dei Sex Pistols e un placido country, è una di quelle follie che da uno come Gelb è sempre lecito attendersi.
Finché, a un tratto, ecco sbucare improvvisamente, nella ripresa dell'iniziale "Classico", la voce carica di intensità di Vic Chesnutt, accompagnata da quella che sembrerebbe essere di primo acchito nientemeno che Björk … i credits rivelano che si tratta invece di Henriette Sennenvalt, ma la certezza che rimane è quella che, con dei compagni di viaggio così, si vorrebbe davvero che la strada non finisse mai…

(14/12/2006)

  • Tracklist
  1. Classico
  2. NYC Of Time
  3. Remote
  4. Flying Around The Sun With Remarkable Speed
  5. Cracklin Water
  6. Rag
  7. Muss
  8. Drab
  9. Fool
  10. Les Forçats Innocents
  11. Napoli
  12. Hood (View From A Heidelburg Hotel)
  13. A Classico Reprise
  14. Anarchistic Bolshevistic Cowboy Bundle
  15. Ploy
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