Alanis Morissette

So-Called Chaos

2004 (Maverick) | pop

Se il penultimo lavoro di Alanis Morissette, "Under Rug Swept", aveva lasciato intatti i dubbi sul valore attuale della cantautrice canadese, non potendosi considerare né convincente né una vera e propria disfatta, il nuovo "So-Called Chaos" riesce, purtroppo, a dissiparli in toto. Della cantante che nel '95 aveva rivoluzionato il mondo del pop (e la figura della cantautrice), pubblicando un disco, "Jagged Little Pill", che aveva saputo cogliere l'umore della sua generazione e creare un nuovo linguaggio adatto ad essa, non è rimasto praticamente nulla. L'obiettivo della Morissette, a dieci anni di distanza dal folgorante esordio, date le linee direttive del suo ultimo lavoro, sembrava consistere nel rinfrescare il suo personaggio pur restandovi fedele (trovando un suono, in pratica, più maturo). "So-Called Chaos" smentisce questa tesi evolutiva e mostra un ritorno alla ricerca della melodia accattivante, seppur filtrata delle successive influenze, fallendo però su tutta la linea.

Il suono, da espressivo e personale, è regredito al muro di nulla degli Oasis (l'assenza di Glen Ballard pesa più di un macigno) e le canzoni non trovano quell'immediatezza e (soprattutto) quella spontaneità cui mirano (e che avevano reso "Jagged Little Pill" la miglior fucina di singoli degli anni Novanta, titolo diviso con "Ray Of Light" di Madonna). In pratica, "Everything", primo singolo, è l'unico che possa essere davvero tale e brilla solo per l'insipienza degli altri pezzi, mostrandosi nettamente inferiore anche a una "Hands Clean".
La carenza di idee è palese, e lo dimostra l'apertura, "Eight Easy Steps", praticamente un'outtake di "Supposed Former Infatuation Junkie" aggiornata al suono odierno (rumorosità inutile condita da un alone mistico); stesso dicasi per "Knees On My Bees" e per la title track. "Doth I Protest Too Much", uno dei migliori episodi, è una ballata appena decente, mentre "Excuses" è tra la sue peggiori di sempre.

Non c'è assolutamente nulla che sia degno d'attenzione, e solo nei tre pezzi finali (in cui brilla - finalmente! - "This Grudge" che a modello ha gli episodi pianistici di "Under Rug Swept") si respira un po' d'aria migliore. Anche i testi, aspetto importantissimo dell'(ex-)icona femminista, mostrano che resta poco da dire, una volta svanite la rabbia verso gli uomini (ormai la cantautrice è felicemente a un passo dal matrimonio), i cambi d'umore e l'emotività degli inizi, e quasi sempre sostituite da una serena accettazione dello stato delle cose (da "This Grudge": "I want to be big and let go of this grudge that's grown old/ All this time I've not known how to rest this by gone/ I want to be soft and resolved clean of slate and released/ I want to forgive for the both of us"). Ed è proprio questo il vero dramma del disco: la Morissette pare aver concluso la sua ricerca, sia musicale sia poetica, finendo per risultare solamente una pallida (e piatta) versione di se stessa.

(12/12/2006)

  • Tracklist
  1. Eight Easy Steps
  2. Out Is Through
  3. Excuses
  4. Doth I Protest Too Much
  5. Knees Of My Bees
  6. So-Called Chaos
  7. Not All Me
  8. This Grudge
  9. Spineless
  10. Everything
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