N*E*R*D

Fly Or Die

2004 (Arista) | crossover

Salire sul tetto del mondo a 30 anni. Pharrel Williams deve pensarci ogni giorno a questo prodigio caduto dal cielo su di lui, a questo dono parecchio ingombrante ma straordinario. Forse, invece, non ci pensa affatto e va avanti per la sua strada, sereno, consapevole di essere un vincente: questa è la prima considerazione che possiamo fare dopo l’ascolto di questo "Fly Or Die", secondo album del progetto N*E*R*D, un’altra maschera che Williams ha deciso di condividere con il suo compagno di sempre Hugo e il terzo incomodo (il cui ruolo è ancora avvolto nelle nebbie più dense) Shay. Un disco che, c’è da scommetterlo, farà decollare le loro quotazioni in maniera vertiginosa, rafforzando sempre più l’hype che ha assegnato ai Neptunes lo scettro di produttori più ricercati d’America; da ricordare le cifre spropositate che i vari Jay-Z, Snoop Dogg, Busta Rhymes etc. sganciano per sottoporre i loro brani al trattamento della premiata ditta Williams-Hugo.

L’inizio è smaccatamente black, ideale continuazione di ciò che i N*E*R*D ci avevano già offerto in passato: ritmiche funky, falsetto princeiano e chitarra distorta si fondono in un energico crossover che muta, dopo un po’, in soul post-moderno con tanto di cori in bell’evidenza("Don’t Worry About It"). Già dalla seconda traccia ("Fly Or Die"), però, è chiaro che al terzetto capitanato da Pharrell Williams non è bastato riconfermare ciò che avevano già magnificamente espresso nel disco di esordio, ma che è prevalsa la volontà di guardare avanti, oltre gli schemi della pura black music. Se è vero allora che in "Fly Or Die" non troviamo quel vero e proprio oceano di influenze disparate che avevano caratterizzato il capolavoro degli Outkast, è altrettanto vero che i tre si sono spinti leggermente più avanti nella ricerca sonora, amalgamando nel proprio stile elementi totalmente estranei alle caratteristiche propriamente nere, primo fra tutti un raffinatissimo gusto pop di beatlesiana memoria.

Tutte le canzoni riescono perfettamente nel loro intento di fondere melodia ed energia, e sono caratterizzate, come ci si poteva aspettare, da arrangiamenti di altissimo livello, con gli strumenti che giocano e si incastrano brillantemente fra loro, senza mai strafare, sottolineando ora un passaggio vocale, ora una melodia in controcanto o disegnando riff che catturano l’orecchio immediatamente. La parte del leone la fanno stavolta le chitarre, acustiche ed elettriche, pur essendoci la presenza costante di quei synth tipicamente neptunesiani, ma la cosa che colpisce maggiormente è l’utilizzo fantasioso della sezione ritmica: Williams e Hugo si ostinano a scrivere canzoni suonate da una band in carne e ossa come se stessero componendo con computer e campionatori, e il risultato, soprattutto per quanto riguarda basso e batteria, è spiazzante (non in senso "totale", intendiamoci, ma rapportato al contesto eminentemente mainstream nel quale sguazzano e al quale si rivolgono): allora cavalcate tutte tom e battiti di mani diventano hit interplanetarie ("She Wants To Move", il primo magnifico singolo), ritmi spezzati fanno da scheletro a energiche scorribande nell’indie pop rock ("Jump") o a romantiche (!!!) derive funk in nome dell’amore ("The Way She Dances"), il soul viene trasfigurato in marcia gloriosa ("Maybe") e i musicisti si travestono da drum machine e campionatore ("Trasher").

Un lavoro elegante e immediato, frutto del genio nemmeno troppo sregolato di Williams e Hugo, musicisti dal talento cristallino, capaci di creare un modo di far suonare i brani che non riesce mai a stancare, un marchio di fabbrica sempre ben riconoscibile e difficilmente imitabile da altri; inoltre, due che sanno nuotare agevolmente nel mare mainstream e riabilitare l’immagine di hip-pop-star decadenti con una comparsata o una produzione. E non stupitevi se, un domani, vedrete Williams ballare e cantare nel nuovo video della Britney Spears o del Justin Timberlake di turno: ha 30 anni e ha capito che per sopravvivere nel mondo luccicante del pop americano bisogna giocare. Certo è che ha deciso di farlo con le sue regole: che siano gli altri ad adeguarsi.

(03/03/2014)

  • Tracklist

1. Don’t worry about it
2. Fly or die
3. Jump
4. Backseat love
5. She wants to move
6. Breakout
7. Wonderful place
8. Drill sergeant
9. Thrasher
10. Maybe
11. The way she dances
12. Chariot of fire

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