Sebastien Tellier

Politics

2004 (Record Makers / Virgin) | elettronica

Sébastien Tellier, nato intorno alla metà degli anni 70, è un musicista sui generis di Parigi. Si è fatto conoscere (non molto, a dire il vero) per aver aperto i concerti degli Air nel tour di "10000 Hz Legend". La sua performance si caratterizzava per la sua impassibilità ad eventi quali bassi a volume così alto da fare fisicamente male (accadeva con "Oh Malheur Chez O'Malley") o urla e finto svenimento della musicista che lo accompagnava. Nel suo primo album, "L'Incroyable Vérité", si è divertito a prendere in giro gli chansonnier francesi e tutti quei cantanti che si cuciono addosso un'aura di maledizione, romanticismo ed eleganza da dandy moderno.

Con "Politics" l'obiettivo è chiaro: stavolta Tellier si schiera, nel suo solito stile, a fianco delle minoranze e degli oppressi di tutto il mondo, che siano i nativi americani (delirante il titolo della canzone in questione: "Ketchup Vs Genocide") o una tennista della Germania dell'Est che rimpiange il muro di Berlino perché adesso non può più giocare da sola (è esattamente ciò di cui parla "Mauer"). Tutto ciò in vista di ipotetiche quanto fantomatiche elezioni per le quali si impegna a risolvere tutti questi mali. In sostegno alla sua campagna, innanzitutto, la principale istituzione della critica musicale transalpina: "Les Inrockuptibles", che per undici settimane ha ospitato sul proprio sito i folli discorsi del candidato Tellier che, da un palchetto, pontificava sugli argomenti delle canzoni di "Politics". Dal sito, poi, si può accedere e prendere parte alla campagna mediatica, divenendo un attivista: spargendo link e banner per la rete si ottengono punti che permettono di vincere (e questo premio offre un'esatta immagine del personaggio) una giornata a Disneyland Paris con lui e open bar.

Ma non ci sono solo gli "Inrocks" e i cittadini a fiancheggiarlo: se ci si concentra sull'ambito più strettamente musicale, si devono menzionare le collaborazioni di Tony Allen, storico percussionista e batterista di Fela Kuti (con lui nell'invenzione dell'afro-beat ), Quentin Dupieux, alias Mr. Oizo, e Philippe Zdar, ossia metà dei Cassius.
Sébastien Tellier dichiara apertamente che le sue passioni sono fare musica e fare il pagliaccio. Se per quanto riguarda la seconda sembra decisamente abile, cosa si può dire della prima? Innanzitutto che, stando sempre a ciò che afferma, i suoi principali ispiratori sarebbero Syd Barrett e Robert Wyatt. L'influenza del diamante pazzo non è minimamente riscontrabile, mentre di Wyatt, in questo album, si può trovare soltanto l'impegno politico (ma in Wyatt era una cosa seria!). Più facile sentire in Tellier qualcosa di Brian Eno, anche se era soprattutto il primo album a palesare il debito nei suoi confronti.

Le canzoni di "Politics" sono, in prevalenza, all'insegna di un pop che non nasce per essere ricordato in eterno e che miscela strumenti elettronici e percussioni, aprendosi anche ad arrangiamenti più ricchi. Il tentativo di coniugare sintetizzatore e Tony Allen non sempre riesce, però, e spesso è proprio il percussionista a farne le spese.
Nonostante il progetto "Politics" sia quello di un disco sorridente, poi, affiorano in più parti momenti sinceramente malinconici. Il risultato, comunque, è abbastanza omogeneo: non ci sono grandi picchi, ma neanche vertiginose cadute.

L'album inizia con una fine: "Bye-Bye" sarebbe una coerente canzone di commiato. Tellier canta con affettato piglio melodrammatico, volutamente caricaturale, e il tono è brioso come nella messicaneggiante "League Chicanos", impreziosita, nella terza strofa, da un sax che ricorda i Roxy Music e certo pop degli anni 80. Non tutto riesce bene, però: "Wonderafrica" è forse un po' troppo povera sia nella musica che nel testo per essere proposta nel 2004, e il morbido lounge sintetico di "Mauer" soffre per una vocalist non proprio all'altezza. Molto meglio quando Tellier si dedica a un pop dall'approccio più immediato, come nella lussureggiante "Broadway", in "Benny", con i suoi ossessionati cori maschili o in "Zombi", liberamente ispirata all'omonimo film di Romero. "Ketchup Vs Genocide" è uno sfacciato synth-pop che affastella piacevolmente luoghi comuni sugli indiani d'America ("ma almeno mi permette di scegliere da che parte stare" dichiara Tellier nell'introduzione).

Probabilmente, però, il meglio di sé come musicista Tellier lo dà nei brani strumentali o che assegnano alla voce un ruolo marginale: la breve "Slow Lynch", suggestiva elegia per archi, "La Tuerie" (il brano più elettronico del lotto, duro e asciutto come le terre africane su cui si compie il massacro del titolo) e soprattutto "La Ritournelle", lunga ballata quasi muta in cui interagiscono il suo pianoforte, la batteria di Tony Allen e la Bulgarian Symphony Orchestra: lo spleen malinconico di Tellier prende completamente il sopravvento, senza però cadere nell'eccessivo. Da vedere come proseguirà.




(13/12/2006)

  • Tracklist
  1. Bye-Bye
  2. League Chicanos
  3. Wonderafrica
  4. Broadway
  5. La Ritournelle
  6. Benny
  7. Slow Lynch
  8. Mauer
  9. La Tuerie
  10. Ketchup Vs Genocide
  11. Zombi
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