Christian Eigner

Recovery

2005 (Universal) | synth-pop

Cominciamo dalla fine: alla sua prima uscita in completa indipendenza, Christian Eigner confeziona un disco decisamente niente male. Sessionman di solida esperienza (Andrew Ferris, Dominic Miller, Guy Chambers, Tim Simenon, Mark Bell, Seal), l'austriaco è noto ai più per la sua lunga collaborazione con i Depeche Mode, nata ai tempi di "Ultra" (1997) e proseguita (in qualità di batterista) con il tour mondiale di "Exciter" (2001) e il concreto apporto alle tre canzoni scritte da Dave Gahan (con Andrew Phillpott) per l'ultimo lavoro della band di Basildon (l'ottimo "Playing The Angel"). Nel frattempo, Eigner, classe 1971, ha suonato la batteria in oltre 300 album, maturando parallelamente una certa dimestichezza con il basso e soprattutto con le tastiere (grazie a un mentore d'eccezione come Dave Clayton, un altro personaggio legato alla Mute Records e alla storia dei Depeche Mode).

Tuttavia, la scrittura non è una scoperta recente per il viennese, che già in passato (con i Selgapumex di Karl Ritter e Stephen Maass, gli Hiob & The Good News e l'ensemble tedesco Die Kombo di Kurt Ostbahn) si era cimentato direttamente con la creazione di canzoni. Tra un concerto e una collaborazione, Eigner comincia nel 2003 ad accumulare materiale per un album solista. L'anno successivo, l'incontro con Barca Baxant (l'altra metà del duo elettro-pop Silicone Pumpgum) risulta determinante ai fini del progetto di Eigner, che trova nella cantante di origine ceca la voce ideale per la sua musica. Vede la luce così un gruppo composto, tra gli altri, da Robert Schmidt, Peter Cornelius e Florian Kraemmer.

L'influenza dei Depeche Mode nella musica di Christian Eigner pervade massicciamente questo "Recovery". Sintetizzatori e drum machine spadroneggiano tra texture elettroniche e ambienti trip-hop, mischiati con melodie orecchiabili, loop simil-house e piacevoli ritornelli pop. Il primo pezzo, "Stalking", condensa i precitati elementi: elettro-pop di facile fruizione, ritmo meccanico ma non ossessivo e un buon senso ritmico. Echi tipicamente anni Ottanta invece accompagnano la ballata "Watch Me Grow", dove la Baxant (autrice di quasi tutti i testi) riprende alcune tematiche interrotte nel primo album dei Silicone Pumpgum, "Friendly Fire". I suoni, sempre puntuali nonostante qualche prevedibilità di fondo, denotano comunque una certa pulizia e una discreta accuratezza.

"Go", uno dei brani più riusciti del disco, potrebbe diventare agevolmente una hit, se per scherzo Eigner lo spacciasse per un pezzo dei Garbage. "Roads To Nowhere", modulata da chitarre e momenti exciteriani, è invece un'altra ballata dal sapore nostalgico, proprio come la successiva title-track, costruita su architetture convenzionali ma sorprendentemente efficaci (analogo discorso per "Mood For Love"). Un incipit à la Gore apre "Empty Stage", un pezzo che ricorda anche i New Order di "Republic", o ancora i Garbage di "Version 2.0" (nella frammentarietà delle chitarre, più che altro). "Still Here" sembra quasi un classico degli Erasure cantato da una donna, nonché la dimostrazione delle capacità di Eigner di saper programmare con il piglio del veterano. "Perfect" e la cinematografica "Air", le ultime tracce cantate dalla Baxant, hanno tutte le caratteristiche peculiari di quel sound convulso e irrequieto adoperato in Germania alla fine degli anni Settanta, riproposte in chiave trip-hop (interessanti, in tal senso, le tastiere ambient poco prima dell'ultima strofa).

Nelle due tracce conclusive, "Girls" e "Brothers", Eigner abbandona l'itinerario easy-pop alla volta di costruzioni maggiormente elettroniche, elargendo l'impressione di essersi come trattenuto durante tutto il disco. "Girls", così sfacciatamente pseudo-dance con il suo lungo tessuto imbevuto, di tanto in tanto, della flebile voce della Kraemmer, ammicca a quelle atmosfere drum and bass ben frequentate dall'austriaco durante il periodo trascorso con gli Hiob & The Good News (coglie alla sprovvista, attorno la metà dell'esecuzione del brano, la chitarra old style dal retrogusto hendrixiano). La lunga "Brothers" (quasi nove minuti) rappresenta invece quello che molti si aspettavano da "Recovery": elettronica dalla superficie teutonica senza grossi compromessi, (forse) impreziosita da escursioni dub e synth-pop. Incredibilmente, "Brothers" contiene l'unico assolo (tra l'altro veramente straordinario) di batteria di Eigner.

Alla fine, "Recovery" possiede diversi motivi per farsi apprezzare. I fan dei Mode, neanche a dirlo, lo troveranno probabilmente di loro gradimento, seppure con qualche più che giustificata riserva. Il disco di Christian Eigner comunque andrebbe premiato anche solo per il coraggio con il quale è stato realizzato. In ogni caso, nel complesso, assicura un ascolto piacevole. E come ha detto qualcuno, del resto, è solo pop.

(06/07/2019)

  • Tracklist
  1. Stalking
  2. Watch Me Grow
  3. Go
  4. Roads to Nowhere
  5. Recovery
  6. Empty Stage
  7. Mood for Love
  8. Still Here
  9. Perfect
  10. Air
  11. Girls
  12. Brothers
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