Infidel? / Castro!

Bioentropic Damage Fractal

2005 (Crucial Blast) | avant-rock, entropic-rock

Fermiamoci un attimo e facciamo un passo indietro; anzi tre.

E’ il 2005, e in circolazione c’è ancora (prima della – si spera! – temporanea pausa) un’entità musicale che risponde al nome assurdo di Infidel?/Castro!, e che, come unici componenti, presenta George Korein e Colin Marston (quest’ultimo, già membro di Behold… The Arctopus, Dysrhythmia e Byla). Dopo due album già interessanti, il duo registra e pubblica, per la Crucial Blast, uno dei maggiori capolavori di questi anni, che, tuttavia, finisce per perdersi nel caos delle uscite discografiche. Poco male, visto che, un po' come quando si riordina la propria camera, alla fine le cose importanti finiscono sempre per saltare fuori.

“La nostra musica - dice Colin - ha diversi obiettivi. Tuttavia, al momento, il concetto che maggiormente ci interessa è quello di “bioentropia”. Lo studio di questo concetto ha avuto inizio con “Case Studies in Bioentropy”, si è sviluppato in “The 49-Day Period Between Lives” [split condivisio con i Friendly Bears, ndr] e si è concluso con “Bioentropic Damage Fractal”. Il termine “bioentropia” esprime la tendenza delle cose biologiche a disintegrarsi in un modo orribile e disturbante. E’ qualcosa che riguarda la lotta tra l’organico (che vive, ma per dissolversi) e l’inorganico (che non vive, ma è stabile). Ecco il motivo per cui il nostro suono (compresi anche i momenti più delicati!) è così distruttivo!”.
Chiaro, anzi: chiarissimo. Poi, una volta alle prese con la loro musica (e soprattutto con questo loro ultimo lavoro), si scopre che ci vogliono ore e ore di appassionato lavorio interiore per digerire quanto i due hanno messo a punto.

“Bioentropic Damage Fractal”, doppio per scarsi novanta minuti di musica, è, insieme a “Sadness Will Prevail” dei Today Is The Day (ovviamente, su tutt’altro versante…) il più devastante viaggio al termine della notte di questi anni. Un incubo senza fine, un’altalena esiziale di emozioni, un cut & paste annichilente, capace, però, di dipingere, nella voragine della dispersione sonora, tele di straziante, commovente poesia.

 

Extremely dark and conceptual epics integrating metal, ambient, "IDM" and electroacoustic collage”: sul loro MySpace, oltre ai nomi degli artisti cui dicono di ispirarsi (date un’occhiata!), questo è lo slogan con cui tentano di definire la loro musica. Ci vanno vicini, ma non basta. D’altra parte, nemmeno l’”experimental drone prog noise textural rock weirdness” usato per presentare il già eccellente “Case Study In Bioentropy” (2001) diceva più di tanto, anche se intrigava, e non poco!

Doppio, dunque, “Bioentropic Damage Fractal” è un lavoro sconvolgente e senza precedenti, che apre le danze (disco 1, CANCER) con un’accoppiata micidiale: “The Onset Of Life” (cento secondi di tremenda, sconnessa epilessi cyber-grind) e “The New Delirium” (dissolutezza digitale e tromba biblica in astrazione), viatico per la prima serie (in tre parti) di DAMAGE FRACTAL: “Dismantle” sfodera una intro che riproduce, caricandolo di tensione hi-tech, il metal-jazz avveniristico dei Behold…The Arctopus, prima di stemperarlo in una fluttuazione dark-ambient che scivola, senza soluzione di continuità, nell’immane, intergalattico cunicolo Ligeti-ano di “Intrusive Imagination” (la “Jupiter And Beyond” di “2001: Odissea Nello Spazio” dilatata fino all’inverosimile?), perfetta colonna sonora del “passare oltre”, ascesa vertiginosa fino alle pendici del Nulla, buco nero in cui siamo interamente risucchiati: corpo e anima confusi in un abbraccio mortale…

Ci pensa “Incorrect Reassembly”, con la demoniaca warr guitar di Marston in feroce presa distruttiva, a riportare tutto sulla terra, scaraventandoci nel bel mezzo di una crisi di nervi in cui Shining, Ruins e Zs fanno a cazzotti senza risparmiare energie… Ma la grandezza dell’opera non risiede soltanto in questa sua capacità di sintetizzare fonti disparate e diversissime di ispirazioni musicali e finanche, oibò!, filosofiche. Colpisce, infatti, anche il modo con cui Korein mette al servizio la sua sensibilità “ambientale”, incrociando il collega su panoramiche di sconfinato pittoricismo digital-concreto, in cui il lato più umano dell’operazione, anche se comunque assediato da un terrore senza fine, sale in superficie con tutta la sua carica spirituale.

Ecco, allora, che, se davvero, come afferma Marston, la loro musica nasce, sempre e comunque, dalla volontà di riprodurre (attraverso un processo in cui composizione e improvvisazione spesso si sovrappongono), per il tramite del Suono, un’idea o anche un’immagine qualunque, quello di “bedridden” è davvero la mimesi di un malato terminale che ha fatto del suo letto l’ultimo giardino dell’immaginazione, l’ultimo avamposto di una fantasia non ancora del tutto messa a tacere dall’imminenza della fine. “Bedridden”, uno dei momenti più drammaticamente “terminali” della loro produzione, ci traghetta dentro uno scenario ambient depresso e privo di spiragli. Dinanzi a noi si manifesta un oceano sintetico, popolato da relitti informi di memorie e stormi di uccelli digitali. Uno spazio fatto di solitudini e di rumori come di onde eterne sulla riva o di sabbia che fluttua nel vento, o, ancora, di pensieri che s’annidano, disperati, dentro un vuoto pneumatico… In prospettiva, anche fasci di frequenze glitch che riempiono l’aria e che, come una tempesta di fine estate, annebbiano di nostalgia gli occhi.

Nella sua investigazione, la band di Philadelphia ha, insomma, raggiunto la sintesi estrema delle sue possibilità soniche, introducendo, tra le altre cose, quel gusto per l’umana vacuità precedentemente abbandonato, come “sintomo” tra i tanti, nella miriade di segni musicali. A conferma di questa avvenuta maturazione, in chiusura del primo disco, giunge, davvero inaspettato, il volo epico di “(In)voluntary Emotional Response”, straordinaria, prima apoteosi in bilico tra delirio cosmico, sinfonismo post-psichedelico e shoegaze trascendentale. Eppure, questo, a posteriori, può essere considerato solo un assaggio relativo delle loro potenzialità. Infatti, una volta cambiato disco, cresce immediatamente la certezza che, quanto a sperimentalismo, il bello debba ancora venire.

“CANCER; DECAY” rappresenta, infatti, il loro momento più dadaista e incompromissorio, aperto dall’incubo schizofrenico di “Bedsores (For G.B.W.)” - conteso tra freddure ermetiche Faust-iane, vocalizzi horror, trivelle industriali -, e proiettato nel caos più assoluto da “Involuntary Physical Response” (ovvero: quando il corpo malato inizia a disfarsi poco alla volta, tra dolori indicibili), furia collagistica capace di tessere legami tanto improbabili quanto appariscenti tra fonti musicali anche tremendamente distanti (e tanto da farli apparire, in più di un’occasione, come dei Vampire Rodents in preda alle allucinazioni).

Così, come su di un tapis roulant fantascientifico, scorrono, una sull’altra, elucubrazioni autistiche ai fiati (Nmperign?), sibili spazialoidi, computer music vivisezionata, frattaglie di archi Xenakis-iani, decostruzioni chamber-prog dove Art Zoyd e Univers Zero hanno perso il lume della ragione, scenari post-atomici dove trionfa un lirismo inumano e iper-tecnologico. E, poi, ancora, zuffe senza senso, dove Penderecki è preso a calci in faccia, Berio viene tramortito con una gomitata e il “sentimental journey” della “danza moderna” raggiunge il culmine dell’alienazione.

Quando, poi, i due decidono di percorrere, con mostruosa veemenza “avant”, territori noise-metal (“Smear Contradicting Elimination”, primo pannello della seconda DAMAGE FRACTAL SERIES; “Insalubrity Serves Me”, aperta da un coro di voci “sospeso”, forse memore della “Lux Aeterna” del maestro ungherese), allora sembra di essere al cospetto di una band di replicanti nazisti, tanta è la disciplina (che già aveva fatto bella mostra di sé in “Incorrect Reassembly”) con cui vengono rifilati quei fendenti e detonate quelle micidiali cariche al napalm, sovente destabilizzate anche da terroristici assalti harsh-noise, di cui “The Extraction Of Delicate Tissue” è fotogramma polverizzato.

Questa è, insomma (e lo chiarirà senza possibilità di smentite, di lì a poco, “Cylindrical Bereavement Summarizing Its Orientations” con la sua stratificazione impazzita di distruttivismo applicato), la perfetta, brutalissima mimesi del caos e della sua annichilente, misteriosa Bellezza. Ma è una bellezza che, per opposizione, finisce anche per nutrire interrogativi su ciò che di quel caos vorrebbe essere risoluzione, trasfigurazione, alchimia di equilibri.

Si spiegano, così, allora, i segnali accecanti provenienti dalla terra lontana e inesplorata di “Temporarily Dissolving Into Plasma During A Moment To One's Self”, venti minuti e oltre in cui è di scena lo svanire lento e inesorabile, l’addio dello bedridden. Quella chitarra solitaria, quelle poche note arpeggiate, quel circolo melodico infinito, quel crescendo totalizzante e, insieme, quell’estasi terrorizzante, rappresentano la perfetta allegoria di un disastro fisico, ed insieme psicologico, in cui, ad occhi chiusi, tutto sembra tingersi di blu e, un po’ come Derek Jarman, si finisce per ascoltare il mondo in tutta la sua straziante, meravigliosa ragnatela di eventi unici e irripetibili… Una sorta di approssimazione all’eden perduto, un camminare, a tentoni, verso la luce, così dolce e delicata sul volto prima che tutto svanisca in un attimo.

Cacofonico, alieno, distruttivo e musicalmente blasfemo, ma, anche, poetico, commovente e sincero, “Bioentropic Damage Fractal” è, in definitiva, un disco fenomenale, un requiem per la cyber-generation, oltre che un magistrale esempio di come il "rock" (?) sia tutt'altro che passato a miglior (?) vita.
Almeno lui...

(14/06/2008)

  • Tracklist

CD 1: CANCER

1.The Onset Of Life
2.The New Delirium
DAMAGE FRACTAL SERIES I
3.Dismantle
4.Intrusive Imagination
5.Incorrect Reassembly
6.Bedridden
7.(In)voluntary Emotional Response

CD 2: CANCER; DECAY

1.Bedsores
2.Involuntary Physical Response
DAMAGE FRACTAL SERIES II
3.Smear Contradicting Elimination
4.Insalubrity Serves Me
5.The Extraction Of Delicate Tissue
DAMAGE FRACTAL SERIES III
6.Cylindrical Bereavement Summarizing Its Orientations
7.Temporarily Dissolving Into Plasma During A Moment To One's Self

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