Quartetto di Montreal (Lynne T, o Fruity Frankie, alla voce, Veronique Mystique al basso, Bernie Bankrupt a sampler , laptop e tastiere, “The JackHammer alla batteria elettronica e acustica), i Lesbians On Ecstasy arrivano direttamente da una fruttuosa attività dancefloor che li ha portati a incendiare le serate di svariati club di culto. Il loro disco-rock d’assalto, improntato a un orgoglio lesbo più teorico che realmente attivista, ha finalmente trovato supporto stabile nel loro album omonimo d’esordio. All’ascolto la loro proposta di electroclash vario e multiforme – sulla carta più che interessante, soprattutto in periodi di stanca come questo – non riesce invero a oltrepassarne i limiti.
Si parte con una “Intro” allettante (ma, nei rispetti del resto dell’opera, pure tronfia), fatta di percussioni marziali e synth robotici, e si prosegue a tutta birra con la tirata rave-music di “Parachute Clubbing”, con chitarre distorte e amplificatori su di giri, una linea vocale proveniente dalla Cracknell della prim’ora e intermezzi percussivi house. “Revolt”, industrial-dance a tratti funkeggiante, propone l’inutile citazione di Tracy Chapman (“Talkin ‘bout A Revolution”) orientata al lo-fi schizoide delle Cibo Matto, mentre l’inserzione ribollente di seconda chitarra, durante il chorus urlato a più voci, dell’Ebm rilassata di “Queens On Noise (Bring da Bunny)” è tutto quello che il quartetto ha da dire.
“Pleasure Principal” è un goa-trance con giochi di mixer, battiti accentuati e vocalismo vellutato, una body music muscolosa di chitarre hard, dissonanze acute e distorsioni finali. “Kündstant Krøving”, di K.D. Lang, è techno Atkins-iana in versione androide (voce filtrata e distorta in senso cibernetico, deliri del campionatore, stacchi al vetriolo della drum machine). “Bitchsy” è una nuova rave-house con brevi invocazioni del synth (bissate dal canto), un bridge con variazione ritmico-armonica e rielaborazioni giocose del sampler .
Passata questa parentesi di livello quantomeno superiore, c’è “Tell Me Does She Love The Bass”, nuova piece di dance cupa e claustrofobia, con un synth ridotto a vibrazione contorta sullo sfondo, e una “Closer To The Dark” (con intro vocale da parte d’alcune amiche della vocalist) a partire in modo turbinante per poi svolgersi secondo un banale punk-dance di rincorse tra schitarrate metalliche e batteria (e sporadiche inserzioni drum’n’bass del sampler). “Summer Luv” sfiora il glam-fashion con cori in falsetto (e armonie vocali vagamente debitrici del West Coast sound), e un uso spropositato di sampler e drum machine .
Verso la conclusione dell’opera, “Manipulation” fa il verso a “Exchange” (Massive Attack), pur con una base ritmica molto meno interessante rispetto al guizzo di Del Naja e soci, quindi s’immerge in una replica della peggior Madonna circa “Bedtime Stories”, a far rimanere rasoterra tutto. La traccia live (“Superdyke!”), invece che chiudere in bellezza – o perlomeno tentare il colpo gobbo a sorpresa -, rema contro.
Non fosse per il trittico centrale “Pleasure Principal”-“Kündstant Krøving”-“Bitchsy”, gradevoli ma dal suono datato, l’insieme sarebbe ben poca cosa. Rozzezze e volgarità, anche se intercambiabili con l’intrattenimento a buon mercato, imperversano su tutta la linea. Registrato al mitico Hotel2Tango. Seguito da “Giggle In The Dark” (Alien8, 2005), album di remix da parte di 1-Speed Bike, Le Tigre, Dj AI, Tracy And The Plastics, Kids On T.V., Scream Club, Sean Kosa.
30/04/2026