Lucy Show - Mania

2005 (Big Time/ Words On Music)
college rock
I Lucy Show si formano a Londra nel 1983 per opera di Mark Bandola e Rob Vandeven, nati entrambi in Canada e trasferitisi in Inghilterra per completare gli studi. Dopo qualche registrazione preparatoria danno alle stampe il primo lavoro su lunga distanza, "Undone" (A&M, 1985), grazie al quale si mettono in luce nei circuiti college nazionali ed esteri, fino a che l'album non arriva in mano ai Rem, i quali decidono di portarli in tournée per aprire il loro "Fables Of The Reconstruction Tour". Forti di quell'esperienza, i due realizzano il disco più compiuto e acclamato (almeno all'epoca dell'uscita), "Mania" (Big Time, 1986), l'ultimo prima del loro scioglimento.

E' forse proprio per questo che la Words On Music, rampante etichetta di Minneapolis (già produttrice di giovani e interessanti band come Lorna e Coastal), decide di raccoglierne le sorti di quasi totale oscurità e di riportare alla luce l'album di commiato della band londinese. Ma l'operazione della giovane label si dimostra quantomeno mirata anche per i contenuti del disco in questione, afferenti soprattutto a quella realtà discendente dai primi esperimenti di (post-)psichedelia melodica della wave britannica, Echo & The Bunnymen e Teardrop Explodes in primo piano (ma pure China Crisis e Lotus Eaters), che di lì a qualche anno condurranno al Madchester sound e agli shoegazer della prim'ora (Jesus And Mary Chain, Spacemen 3). "Land And The Life" e "View From The Outside", i brani di apertura, dimostrano certamente più di qualche debito nei confronti della band di Stipe, ma la loro produzione levigata riesce nell'intento di rendere eroico il tutto, o in ogni caso meno inquieto degli esperimenti dei colleghi statunitensi, e di dotarli di scatto ritmico e facilità melodica Byrds-iana.

"Melody", dalle vocals attenuate, richiama vagamente il parallelo movimento C86 (Pastels e Wedding Present), mentre "Sojourn's End" - ancora produzione esosa e vorace - è un leggero guitar-pop Hollies-iano, e "Sad September" è una ballad che chiama in causa invece il piano (poi nuovamente attorniato da serene chitarre scampanellanti), e che potrebbe quasi essere una miglioria del "Fables" remmiano. "Part Of Me Now" possiede una vena synth-pop atmosferica, bisbigliata e sognante (vocals soffici, piano e tastiere a ricamare la linea melodica). "A Million Things" è un anthem melodico ancora debitore di Echo & The Bunnymen e Comsat Angels.

Allo scopo di completare l'opera di riscoperta, la Words On Music decide di dotare la ristampa dell'album (invero di durata breve) di una serie di extra track. Ci sono anzitutto alcuni inediti, come lo strumentale di "Jam In E" o il folk-rock dalle esili sfumature celtiche (un po' incompiuto) di "Civil Servant". Vengono poi le versioni live di "Sun And Moon" e "View From The Outside", leggermente velocizzate rispetto agli originali di studio. Infine, il demo di "New Message" e il mix originario (quasi pre-shoegaze) di "A Million Things" completano il tutto.

Nell'era dei mille revival della new wave, questa piccola ma centrata operazione discografica impartisce lezioni di filologia rock a più parti, dagli inseguitori squattrinati ai semplici amanti tardivi, agli storici seguaci mai dimentichi di sensibilità per le oscurità di un periodo tra i più seminali della storia del rock, o del decennio 80. Qualche sbandata di produzione, un livello qualitativo disuniforme - o non così svettante -, si fa perdonare solo in parte: rimane la gioia della conquista del tassello mancante, ma spadroneggiano i triti deja vu. Presente anche una traccia multimediale contenente il video di "A Million Things", primo singolo estratto.

Tracklist

  1. Land And The Life
  2. View From The Outside
  3. Sohourn's End
  4. Sad September
  5. A Million Things
  6. Sun And Moon
  7. Shame
  8. Melody
  9. Part Of Me Now
  10. New Message

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