SANTO NIENTE - Il fiore dell’agave

2005 (Black candy)
rock-wave

Santo Niente è il moniker dietro cui opera Umberto

Palazzo, senza dubbio una delle menti più fertili del rock indipendente

italiano. Dal 2004 con tre new entry, la band approda a questo nuovo lavoro dopo

l’Ep “Occhiali Scuri Al Mattino”, dimostrando di restare fedele a un rock grezzo

ma tagliente, affascinato da melodie sinuose, sprazzi punk-noise e rapimenti

dark-wave. Registrato in presa diretta nel giro di una decina di giorni e sotto

la supervisione dell’ottimo Fabio Magistrali, “Il Fiore dell’Agave” è un disco

onesto e a suo modo coraggioso. Sa parlare con sincerità di una desolazione

recondita, nascosta sotto l’asfalto delle metropoli e pronta a rapire l’anima.

Le liriche di Palazzo tradiscono una passione bruciante, che sceglie di

parlare anche per astrazioni, senza perdersi mai in volgari nonsense

intellettuali. Lo-fi come possibile esempio di una scrematura radicale di un

rock già da par suo abituato a non nascondersi dietro un dito. Piuttosto,

conscio di appartenere a una tradizione gloriosa, cui non teme di doversi

sottomettere pur di (ri-)darle lustro e di appartenerle. Non stupiscono, quindi,

i Joy Division rifatti dai Died Pretty

di quel gioiello di “Luna Viola”: oscurità e visioni desertiche, dentro polpa

tribale. Circolarità ossessiva che in “Spirituale” sceglie di dileguarsi dietro

inflessioni hard-eliche e in “Prima Della Caduta” tra le pieghe di una

confessione dolente che si libera in un’esplosiva accelerazione psycho-punk. Le

“Nuove Cicatrici” conservano il ricordo di ferite profonde, il lato nascosto di

una emotività sull’orlo del baratro, nonostante si presenti in punta di piedi

sulla soglia di una tessitura strumentale languida e trasognata (che ritroveremo

anche nel pop indie-tronico di “Candele”).

Ma alla rabbia implosa

subentrano anche momenti più svagati e decisi a far valere la foga e l’energia

del punk (“Facce Di Nylon” e “Le Superscimmie”), oppure certe valenze

atmosferiche dell’indie-pop (“Occhiali Scuri Al Mattino”, qui decisamente più

groovy rispetto alla versione contenuta sull’Ep). C’e spazio anche per un’idea

moderna di dark (“Santuario”), andante e disinibita, e per la danza dai sapori

mediterranei di “L’Attesa”. Da una registrazione casalinga proviene, infine, il

bolero estatico di “Aloha”, l’eremo più recondito da cui poter osservare con

disincanto lo sfacelo della società e, nonostante tutto, continuare a sperare e

a credere nell’amore: “Mi sembra di sparire/ di diventare immateriale/

dimenticarsi e dimenticare/ non è affatto male. Non che sia brutto qui/ ma

riguarda me/ io vi amo maledetti/ io vi amo tutti”.

Come non credergli?

30/04/2026

Tracklist

  1. 1. Luna viola
  2. 2. Spirituale
  3. 3. Prima della caduta
  4. 4. Nuove cicatrici
  5. 5. Facce di nylon
  6. 6. Occhiali scuri al mattino
  7. 7. Candele
  8. 8. le superscimmie
  9. 9. Santuario
  10. 10. L'attesa
  11. 11. Aloha

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