Windsor For The Derby

Giving Up The Ghost

2005 (Secretly Canadian) | pop-wave

Il panorama indie-rock, comunque denominabile con l'etichetta pop music, è, da tempo, fortemente connotato: ci si volta indietro e si scorgono gli anni 80, si recuperano i suoni, le atmosfere, gli stili.
Eccoci, allora, a non poter più contare le band che hanno imparato a memoria la lezione dei Gang Of Four (chi meglio, chi peggio, sia chiaro), dei Joy Division (a ben vedere gli Interpol stanno reggendo alla grande), dei Television, dei Cure etc.
Approcci diversi, qualcuno più fisico e danzereccio, sulla scia del punk-funk, altri più introspettivi e contraddistinti da una stasi inquieta e scalpitante.
Quest'anno ha visto l'uscita di "Disaffected" dei Piano Magic, dove i New Order e i Cure si incontrano e vengono macchiati da tinte post-rock mai oppressive, per niente caratterizzanti, alla fine.
Ora è la volta di "Giving Up The Ghost" dei Windsor For The Derby, gruppo mutante e discreto, capace, così come i già citati Piano Magic, di attraversare numerose ispirazioni con un'attitudine stabile: dal post-rock sperimentale degli inizi, passando per le derive indie-rock dell'ottimo "The Emotional Rescue", sino ad arrivare a questo ultimo album, denso di influenze new wave e post-punk.

Comune denominatore delle composizioni è un pop moderno, obliquo, come in "Empathy For The Unknown", che parte subito anni 80 e, man mano che il tempo scorre, ricorda persino qualcosa di krauto, per poi chiudere con arpeggi di chitarra slabbrata dal delay, portando alla mente qualcosa di molto vicino agli U2 dei tempi migliori.
E se i Wire non avessero deciso di dedicarsi a un post-punk industriale e furioso, come suonerebbero nel 2005?
Ascoltate "Praise" e otterrete la risposta: batteria calligraficamente ripresa da "Transmission" dei Joy Division, secca e spezzata, e chitarre come solo in "Pink Flag" e " 154 " si possono sentire.
Ascoltando "Gathering", invece, è proprio l'ultima evoluzione della band di Colin Newman a riaffiorare pesantemente, con quel tappeto di chitarre distorte, un ripetersi ossessivo di certe soluzioni e una sezione ritmica arrembante.
Vera e propria novità è rappresentata dal suono, meno patinato rispetto al precedente disco, e dagli arrangiamenti, basati sulle tastiere e sui suoni d'ambiente, invero bellissimi; "Shadows" ne è testimonianza, sospesa tra i Cure di "Pornography" e, di nuovo, i Wire, soprattutto per quanto riguarda la voce di Dan Matz.
Non mancano momenti più tipicamente post affini all'etichetta Secretly Canadian, come "The Front" e "Giving Up", ove la chitarra acustica gioca un ruolo fondamentale, grazie ad arpeggi che restano impressi.

Il disco, nella sua totalità, risulta eterogeneo ma, come già detto, dotato di un filo logico ben riconoscibile: sono dei veterani, i Windsor For The Derby, e questo disco ce li consegna come dei magnifici loser, capaci di emozionarci ancora, di risultare sinceri, di elaborare un discorso musicale degno del nostro rispetto e del nostro ascolto più attento.
  • Tracklist
  1. Dirge For A Pack Of Flies
  2. Empathy For People Unknown
  3. Praise
  4. Shadows
  5. The Front
  6. Giving Up
  7. The Light Is On
  8. Gathering
  9. Science
  10. Every World You Ever Said
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