Blow

Paper Television

2006 (Tomlab) | electro-toy-pop

Ecco un paese in cui le settimane sono composte di sei giovedì con una domenica e le vacanze autunnali partono il primo di gennaio per terminare il trentuno di dicembre. Ovverosia, il paese dei balocchi. Le due "lucignole" Khaela Maricich e Jona Bechtolt giocano a fare le birbanti con mezzucci di fortuna, creando un insieme di rumori che richiamano pallottolieri, tamburelli, battimani e bassi(ni): riempiono così un carro già stracolmo di pazzie, dopo le simpatiche esperienze dei dischi precedenti.

"Paper Television" esce per la Tomlab nel tardo autunno del 2006, in tempo di castagne e di foglie cadute, senza per questo esimersi dal circondare comunque gli ambienti con colori vivi e vegeti. Le due dimostrano una propensione fanciullesca nell’approccio alle emozioni, così come dovrebbe essere sempre, e lanciano un segnale di fumo blu ben visibile e allegro. Sembrano imprecare contro le noie, sovente dimenticando, però, che l’intensità dell’arte sta anche nella perfetta conciliazione di sentimenti contrastanti.

Basta semplicemente rivolgere gli occhi al cielo per intravedere quella densa esplosione di colori che contraddistingue i battiti tumultuosi di "Pile Of Gold", prima di staccare le dita dal tasto madre del lettore e avvolgere il chupa chups di turno; girandoci intorno, poi, non possiamo fare altro che immaginare un asilo nido, dove i disegnini dei bimbi vengono posti sulle pareti dell’edificio tramite proiettori ad alta definizione e i coretti per la recita di fine anno vedono l’utilizzo malizioso delle tastiere sul laptop. Un dadaismo elettronico a tratti pedissequo, nifty beat che hanno come unico scopo quello di condurci verso una gioiosa caccia alla farfalla ("The Big U") .

Tutto è fatto di carta, compresi i travestimenti, le pose in copertina, i messaggi subliminali. Il problema è che non è semplice scrutare all’interno di una centrifuga: rischi di non sopportare il peso delle vertigini, cosi come degli sbalzi di stomaco. Probabilmente non riesci a capire sino in fondo il senso delle cose, assecondando, tuo malgrado, la grande illusione.
S’intende dire che il disco è di uno spasso straordinario, ma il troppo storpia un po’. Non volendo, si finisce nel rullo compressore delle macchine Clementoni ivi presenti, mettendo da parte la ricerca delle riflessioni che non guasterebbero nemmeno in un contesto giocoso. Purtroppo, ed è un vero peccato, "Paper Television" non riesce a mantenere lo stesso spessore per tutta la sua durata, nonostante la solida valenza di tantissimi spezzoni.

Prendiamo ad esempio le trame orientaleggianti di "True Affection" o i viaggi giamaicani di "Babay", gli unici passaggi dove il distacco dal cosmo fanciullesco è realmente compiuto: in pratica, non si ha più la foga di tornare a tutti i costi "bambine" per poter rallegrare, addolcire il tempo libero. La favola è diventata più "adulta".
Riposto l’hula-hop nella stanza dei ricordi, le ragazzine terribili (?) della Tomlab s’inventano un nuovo giochino da fare: stavolta è la classica parodia infantile del synth-pop in tenuta disco dei primi 80 ("Fists Up"), improvvisando peraltro, una comica trasfigurazione di quei suoni.

A noi, leziosi ascoltatori, non resta che sperare, con il sorriso sulle labbra, che le due "bambine" tornino immediatamente dall’altra parte della casa per ultimare i compitini.

(09/01/2007)

  • Tracklist
  1. Pile of Gold
  2. Parentheses
  3. The Big U
  4. The Long List of Girls
  5. Bonjour Jeune Fille
  6. Babay (Eat a Critter, Feel It's Wrath)
  7. Eat Your Heart Up
  8. Pardon Me
  9. Fists Up
  10. True Affection
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