Lavender Diamond

Imagine Our Love

2007 (Roughtrade) | pop

Ho letto molte opinioni insulse nella mia vita di appassionato di musica, ma mai tante tutte insieme a proposito del primo album dei Lavender Diamond. La critica italiana si è sbattuta sulla logica sociale e culturale del loro album "Imagine Our Love", opponendo tutta la logica che già nei 70 e 80 ha impedito a molti dischi di essere considerati per la loro importanza, per poi essere riproposti dagli stessi critici all’attenzione dei media come capolavori nascosti. Un ostracismo che ha colpito artisti oggi idolatrati - da Otis Redding a Nick Drake, per arrivare in tempi più recenti a Rem, Orange Juice e ai tanti gruppi dell’etichetta Sarah Records, oggi citata in ogni dove mentre all’epoca nessuno si degnava di segnalarne l’esistenza.

Detto ciò, parliamo di Becky Stark, voce e musa del gruppo, una vita dedicata alla musica, dotata di un talento naturale, educata alla musica classica (il suo grande mito è Maria Callas), si è dedicata al pop in virtù di una fragilità fisica che, impedendogli di seguire il canto lirico ha messo il suo genio sulle direttive di un suono devoto agli anni 60 più puri. Qui la canzone di protesta, l’orgia della psichedelia, la perizia strumentale sono di là a venire: in questo luogo è tutto ancora incontaminato, solo una bella voce e pochi elementi primari di tecnica, uniti a un grande genio compositivo, consacrato ad emozioni e sentimenti semplici, pur senza rinunciare a tematiche sociali.

Amore dai toni  genuini che sono appunto difficili da immaginare ("Imagine Our Love"), una voce bellissima che facilmente aggiungerete al vostro taccuino su cui avete indelebilmente annoverato Elisabeth Frazer, Kate Bush, Kirsty MacColl e, perché no, Cyndi Lauper, Linda Rondstadt, Joan Baez, un insieme di canzoni eccellenti prive di quelle coloriture primi 70 che resero la musica country più mainstream.
Ascoltate “The Garden Rose” e scoprirete una deliziosa slow song dalla caratura del classico che non avrebbe sfigurato nel repertorio di Patsy Cline o qualsiasi altro genio del country, la voce di Becky scava nell’anima con romanticismo e potenza, l’eccellente ”Like An Arrow” si propone su insolite atmosfere con scansioni raga e cantato flower-power.

La stranezza e la cadenza oltremodo naif rendono il disco unico e irresistibile come nella epica “I’ll Never Lie Again”, con fiati e violini in rilievo, mentre le più vivaci “Oh No” e “Side Of The Lord” riempiono di ottimismo senza bugie, offrendo un folk-pop minimale dagli arrangiamenti pieni di garbo. Il fantasma di Petula Clark sembra poi ballare sulle note di “Open Your Heart”, vero manifesto politico del gruppo nonché uno dei suoi brani più belli e incisivi, con un intreccio ritmico tra piano e batteria che sorregge le armonie del pezzo. Musica da ascoltare, sentire, cantare.

Le restanti composizioni brillano comunque di luce propria, dal valzer lento di “Dance Until Tomorrow”, che ci regala anche una delle migliori performance vocali, al pop impegnato di “Here Comes One” divertente e divertita cantilena molto twee, al soul di “My Shadow Is A Monday”, che ricorda i Mama’s And Papa’s, per arrivare al delicato finale di “When You Wake For Certain”, brano tra i più complessi, ricco di cambi melodici e soluzioni strumentali.

Un pop più vicino a Burt Bacharach che ai Cars. Sarà facile farsi travolgere da queste semplici canzoni d’autore: i nostri hanno talento da vendere e, al di là del successo, questo cd è destinato a diventare un cult record come il pregevole Ep che lo ha preceduto ("Cavalry Of Light"). 

(06/12/2007)



  • Tracklist
    1. Oh No
    2. Garden Rose
    3. Open Your Heart
  • Side of the Lord
  • I'll Never Lie Again
  • Dance Until Tomorrow
  • Like an Arrow
  • My Shadow Is a Monday
  • Bring Me a Song
  • Here Comes One
  • Find a Way
  • When You Wake for Certain
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