Chi l'avrebbe detto che i Maccabei (nome etimologicamente oscillante tra "martelli" e "designati da Javeh") si sarebbero reincarnati in una band di Brighton per custodire il futuro dell'indie-rock inglese, dopo aver strenuamente difeso il regno d'Israele dal sovrano di Siria Antico IV Epifane e da tutta la sua dinastia? Da tenere d'occhio, ad ogni modo, questi
Maccabees, che nel loro disco di debutto allestiscono una sudatissima palestra arredata con attrezzi ginnici
new wave di ogni tipo.
La voce felicemente sproloquiante di Orlando Weeks farnetica le sue cantilene in bilico tra i melodrammi adolescenziali di
Robert Smith e le prediche sguaiate di
Mark E. Smith, le chitarre scricchiolano e zampettano come uno stormo di locuste impazzite, il basso svolge un lavoro finalmente degno del suo nome (e la differenza, rispetto ad altre formazioni simili, si sente eccome).
Ossessivi e veraci come i
Talking Heads di "77" e i
Wire di "154" o come i
Gang Of Four di "Entertaiment!", quadrati e perforanti quasi quanto i
Joy Division catturati
live in "Les Baines Douche...". Le loro specialità risiedono soprattutto nelle armonizzazioni vocali ("About Your Dress", "Precious Time") e nei crescendo chitarristici ("All In Your Rows").
Se avranno il coraggio di assecondare fino alle estreme irreparabili conseguenze quel germe di sana follia che pure si intravede e affineranno ulteriormente un
songwriting ancora grezzo e approssimativo (ma "First Love"...) e soprattutto se nessun giornalista dell'Nme si accorgerà della loro esistenza, i Maccabees avranno tutte le carte in regola per fare male nel prossimo futuro.
I nemici di Giuda sono avvertiti...