Richard Youngs

Autumn Response

2007 (Jagjaguwar) | songwriting, psych-folk

L’autunno ci ha dato il suo responso: Richard s’è chiuso nelle stanze dell’anima, faccia a faccia con se stesso, in balia di un folk spartano, autarchico se non fosse per quelle diluizioni psichedeliche che contagiano anche l’uso della voce, quasi sempre spaccata in due, eco di se stessa (esemplare, in tal senso, l’iniziale, elegiaca “I Need The Light”). E, come dire, questa volta resta un tantino sulle sue, poco incline a farsi apprezzare in toto, complice anche una scrittura non sempre felice che finisce per appiattire un po’ troppo i brani.

Resta il fatto, comunque, che “Autumn Response” è uno di quei dischi che non puoi fare a meno di mettere su in un periodo come questo, quando il tempo sembra scolorare in qualcosa di inafferrabile. E’ un’opera tenera, la pagina di un diario abbandonato nel bosco. Sarà pure un po’ ripetitivo nelle soluzioni, eppure riesce a produrre un’aura di magico incanto (di misticismo intimista, oserei dire – “Before We Were Here”) che lo salva, anche se solo per un soffio (e qui conta, e non poco, anche l’esperienza, diciamocelo!), dal carniere delle opere destinate ai soli fan.

Le stanze dell’anima, si diceva. Ebbene: non luoghi polverosi o dominati dal buio, perché qui c’è sempre la sensazione di uno spazio lasciato libero, di un non-luogo in cui la musica finisce per espandersi, docilmente lisergica, deliziosamente diamantina verso altri angoli remoti (“No Edge”). Saranno, quindi, i piccoli caleidoscopi acustici di “Low Bay Of Sky” a spingerci finalmente verso il significato autentico di questo cantautorato contemporaneamente proteso verso i fondali e le vette dello spirito.

E poco importa se qualche volta il tono meditativo fa a cazzotti con la noia (“One Hundred Stranded Horses”), perché prima i toni insistiti di “Paths In The City” (quasi dei Violent Femmes trasfigurati) e poi la proliferazione successiva di piani psichedelici di “Tinsel Matrix” e “I Am The Weather” concorrono a rinvigorire l’ascolto.

Infine, l’abbandono senza più difese, senza più confini: “Something Like Air”, sedici minuti di ninnananna in estasi (perfetta per il mio nipotino!) che idealmente dissolvono le mura di quelle stanze, per farci volare liberi, come l’aria nell’aria.

(28/10/2007)

  • Tracklist
1. I Need The Light
2. Before We Were Here
3. Low Bay of Sky
4. One Hundred Stranded Horses
5. Paths In The City
6. Tinsel Matrix
7. No Edge
8. I Am The Weather
9. Something Like Air
Richard Youngs su OndaRock
Recensioni

RICHARD YOUNGS

Amplyfing Host

(2011 - Jagjaguwar)
I bozzetti folk-rurali del chitarrista e compositore scozzese

RICHARD YOUNGS

The Na´ve Shaman

(2005 - Jagjaguwar)

RICHARD YOUNGS

Airs Of The Ear

(2003 - Jagjaguwar)

RICHARD YOUNGS

Sapphie

(1998 - Oblique Recordings/ Jagjaguwar)
Il vertice del bardo scozzese, tra folk, post-rock, minimalismo e suggestioni canterburiane

Richard Youngs on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.