Things In Herds

Nothing Is Lost

2007 (Fence / G-Folk) | folk, songwriter

Il cielo sull’Inghilterra è un’immensa distesa di carta da zucchero, in cui un appena tiepido sole cristallizza all’imbrunire il trascorrere del tempo, mentre impalpabili fittissime lacrime d’autunno scendono leggere ricoprendo gli alberi, le panchine, i lampioni ancora spenti.Se è vero che la meteorologia è in grado di influenzare gli stati d’animo, si potrebbe addirittura pensare che una particolare predisposizione artistica sia in qualche modo indirizzata da condizioni climatiche opportune, o ancor meglio si potrebbe arrivare a sostenere che, in un idoneo contesto paesaggistico, un certo tipo di sensibilità musicale abbia maggiori probabilità di risvegliarsi, in quegli spiriti eletti che ne sono provvisti. Gli inglesi Things In Herds, giunti con “Nothing Is Lost” al loro quarto album, partendo dalla sonnolenta Brighton, dove il grigio perlato del cielo si mescola col blu profondo del mare, approdano ancora una volta nel vecchio continente con la loro soave delicatissima musica.

“Niente è perduto” sussurra Pete Lush, cantautore anima del progetto Things In Herds, mentre un quasi impercettibile ma sapientemente misurato sorriso si disegna sulle sue labbra. Il titolo dell’album, come si evince dalle stesse parole di Pete, è giocato a doppio filo su una raffinata ironia in bilico tra illusione e disillusione, alla quale fa eco la dolce amarezza dei testi, che nel corso dell’album si dipanano lievi e composti come in un aggraziato minuetto di luci ed ombre, posandosi leggeri su una malinconica e diafana tessitura strumentale.
Arrangiamenti semplici e minimali che, tra un’armonica delicata ed una batteria spazzolata, una chitarra acustica pizzicata con garbo e perizia e poche sparse note di piano, accompagnano la fragile e morbida voce di Pete Lush, la quale, nei momenti più emozionanti dell’album, si alterna ed intreccia con quella dolcemente sussurrata della leggiadra Miss Ping, unico altro componente del gruppo oltre che artefice dei tenui e gradevolissimi disegni utilizzati per la grafica di tutti gli album del duo.

“Niente è perduto”, benché nulla, se proprio vogliamo essere pignoli, sia stato trovato. Non ci sono novità eclatanti nei suoni e nelle canzoni di questo piccolo album, distribuito, per ora, solo in versione cdr e, nelle prime 100 copie, contenente un brano in più.
Forse, però, proprio in questa mancanza di novità sta il suo sorprendente fascino.
Nonostante l’ingombrante ed inevitabile paragone con Nick Drake salti subito alla mente e sia, a tratti, talmente evidente da far quasi pensare ad una inaspettata ricomparsa del compianto artista inglese (“As You Were Ending”, “Nothing Is Lost”), le capacità compositive ed interpretative di Pete Lush permettono a “Nothing Is Lost” di penetrare in profondità le barriere protettive dell’ascoltatore, pian piano, nota dopo nota, ascolto dopo ascolto, lasciandolo nudo e privo di difese davanti a tanta semplicità e pura grazia.

I criteri e le categorie della critica non dovrebbero applicarsi a brani carichi di emotività come l’iniziale “Once Were”, davvero da brividi, o la soave e accattivante “You Know”, cui, piuttosto, ci si dovrebbe avvicinare con la mente sgombra ed il cuore aperto. Bisognerebbe, altrimenti, provare  a spiegare perché poche note sparse, già sentite in centinaia di altre occasioni, regalino all’ascoltatore questo avvolgente e caldo senso di malinconia; provare a capire per quale recondito motivo le schive e semplici melodie senza pretese sciorinate dai Things In Herds possano produrre una tale emanazione di dolci percezioni e sentimenti delicati.

Ed invece, a rendere questo lavoro diverso dai dieci, cento, mille altri album che partono dalle stesse premesse, a fare tutta la differenza del mondo sono la sincerità e la compassione (nel senso latino del termine) che Pete ci trasmette, traslando tali sentimenti in una musica che, nonostante il titolo dell’album suggerisca il contrario, infondono nell’animo sensibile una persistente impressione di privazione ed un sottile retrogusto di rimpianto, senza, tuttavia, rinunciare a quel velato e malinconico sorriso di cui si diceva poco sopra. Solo ponendosi in questo modo, anziché tentare di comprenderne le ascendenze (evidenti, come si diceva), le influenze e l’importanza nell’ambito di quella storia della musica leggera cui i Things In Herds, molto probabilmente, non hanno nemmeno particolare interesse ad appartenere, solo con un approccio del genere, quindi, libero da qualsiasi tentativo di fredda catalogazione musicale o di analitica “vivisezione” dei brani, ci si potrà immergere a fondo in questo mare di emozioni e malinconia che “Nothing Is Lost” schiude innanzi ai sensi dell’ascoltatore.
E solo lasciando da parte tutte le sovrastrutture che accompagnano l’ascolto di quello che, senza dubbio, può essere considerato l’ennesimo album di musica folk, pieno di canzoni dalla semplice e cristallina bellezza, si potrà ricavare da questa esperienza la massima soddisfazione.
Chi, come noi, ci ha provato assicura che ne vale, senz’altro, la pena.

(16/01/2008)

  • Tracklist
  1. Once Were
  2. As You Were Ending
  3. That's All 
  4. Nothing Is Lost 
  5. If Nothing Means A Thing 
  6. Something To Do 
  7. Quiet Enough 
  8. Before You Go 
  9. You Know 
  10. Where Do We Go?
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