Yeasayer

All Hour Cymbals

2007 (We Are Free) | etno-pop

"Middle Eastern-Psych-Pop-Snap-Gospel".
Ovviamente non vi dirà niente (e forse non deve neanche farlo), ma è con questa bizzarra definizione che gli Yeasayer amano etichettare la propria musica che, enigmatica e indefinibile come l'immagine di copertina, inserisce il loro debutto "All Hour Cymbals" tra i dischi più freschi e notevoli del 2007.
Ascoltandolo non ci si stupisce che il quartetto di polistrumentisti di Brooklyn abbia impressionato da subito i vertici della We Are Free (e mai nome di etichetta fu più adeguato). La loro musica non è un mero puzzle di generi e stili fatto tanto per impressionare, bensì un'eccezionale amalgama di suoni e sensazioni che sfiorano diversi generi, mantenendo sempre un'identità a sé stante e sfuggente.

La partenza è di quelle da farci la firma per sentirne almeno una ogni anno: "Sunrise", con le sue percussioni ritmate, è gospel, pop, folk, world, di tutto e di più, e fa capire subito il perché di quella stramba definizione. "Wait For Summer" è un pow-wow indiano, danza del sole trasfigurata nel ventunesimo secolo. "2080" una combinazione perfetta di misticismo, ritornelli pop e armonie vocali.
Proprio gli intrecci tra la voce del bravo cantante Chris Keating e dei suoi sodali sono uno dei punti di forza del gruppo, come si palesa nella sinuosa danza di "Germs" o nella splendida "No Need To Worry", eterea e spirituale, entrambe con voci quasi a-cappella.

Ma il più grande pregio degli Yeasayer è quello di produrre melodie d'impronta etno e world senza renderle troppo evidenti o pesanti, e senza che questi suoni prendano il sopravvento sulla ricerca melodica; "Forgiveness" si divide con merito tra etno-pop-wave e dilatazioni psych, mentre i sapori orientaleggianti di "Wait For Wintertime" e "Worms" nella prima servono da sfondo a un epico canto pieno di lirismo, nella seconda costruiscono un folk con finale ambient cosmico.
Non resta molto, giusto il tempo per una lenta ballata che sembra cantata da un Rufus Wainwright in estasi tetra e perduta ("Waves") e per il canto folk-gospel collettivo della finale "Red Cave", e il disco è finito.

In definitiva, fanno bene gli Yeasayer a nominare pochi e diversissimi nomi quando parlano delle loro influenze poiché sarebbe davvero arduo (e inutile) trovare termini di paragone artistico per il loro lavoro; in "All Hour Cymbals" ci potete trovare Peter Gabriel e la sua Real World, certo, gli Animal Collective e i Tv On The Radio, David Crosby o Neil Young, Eno e Byrne come i Tunng, i Popol Vuh o i Jefferson Airplane.
Una miscela esplosiva, indefinibile e sfuggente, quanto fascinosa e stimolante, che fa di questo disco uno dei debutti più interessanti degli ultimi tempi.
Di sicuro, per chi scrive, il debutto dell'anno.

(22/12/2007)

  • Tracklist
  1. Sunrise
  2. Wait For The Summer
  3. 2080
  4. Germs
  5. Ah, Weir
  6. No Need To Worry
  7. Forgiveness
  8. Wintertime
  9. Worms
  10. Waves
  11. Red Cave
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