Cassa, bassi grassi e sample di dischi fondamentali e altri di cui talvolta ci si potrebbe vergognare: queste le armi.
La passione per l’immaginario creato sin dall’adolescenza: la missione.
L’autoironia: il piano B.
Una crescita costante nel tempo li ha portati, dopo “A nation under a grande cassa”, sino a “Sappiamo dove abiti”.
Titolo che potrebbe far pensare a molte cose riguardanti i social network e altre amenità, alla crescente mancanza di privacy che ci autoinfliggiamo al giorno d’oggi, ma che fa sempre parte del gioco di un progetto come Fare Soldi, provocatorio sin dal nome.
Da una parte ci sono la grafica piena zeppa di trovate esilaranti, così come esilaranti sono i titoli delle canzoni e gli interlude presenti nell’album (provate ad ascoltare “Fare Soldi va a Milano” e “Tribunale Midi” senza farvi due risate!). Dall’altra c’è musica che i due prendono dannatamente e giustamente sul serio, visto che qui si parla di una passione al limite della malattia, una roba che brucia nel tempo e non smette.
La qualità di un lavoro del genere non è da mettere in discussione: oltre a una crescita notevole dal punto di vista del suono e della forma, Pasta e Carnifull sono riusciti ad arrangiare in maniera più eterogenea rispetto al passato le loro composizioni, cosa non da poco quando si ha per le mani qualcosa di definibile con il termine “dance”, anche se parlare di un album prettamente danzereccio non sarebbe corretto: gli elementi soul-funk-disco predominano sull’aspetto caciarone, un po’ casuale e selvaggio di certa musica da ballo “media”. Ci sono momenti in cui la Dfa di James Murphy, con la sua idea di contaminazione totale come religione, torna alla mente con prepotenza (l’iniziale “Sappiamo dove abiti”, “Dolo Boys”, la notevole “Puff Dandy”, i Talking Heads con cantato soul arrogante, “I Wanna Feel Collins” ), altri in cui il divertissement prende il sopravvento senza però essere fine a sé stesso (“Message in Abbado”, “(Take me to) Zingales”, già presente sulla raccolta di casa Riomaker, “A Medium Party”).
“Sappiamo dove abiti” ha il grosso pregio di essere coeso e coerente pur mostrando con sfrontatezza e orgoglio tante facce.
Insomma, hanno tirato fuori proprio un buon disco, il Pasta e Carnifull. Bravi, avanti così.
21/05/2026