James Pants

Welcome

2008 (Stones Throw) | hip-hop, new wave

L'incontro più importante della carriera di James Singleton avviene nel 2001 quando, dopo il ballo di fine anno al liceo, se ne va in un club per ascoltare il suo dj preferito. James suona e ha anche registrato un piccolo demo che vorrebbe far ascoltare al suo mentore; si avvicina così alla consolle e, porgendo il suo lavoro, gli propone di uscire con lui a comprare qualche disco. Per Peanut Butter Wolf, patròn della Stones Throw e maniaco del collezionismo vinilico, questo è un invito a nozze. Inizia così il sodalizio tra James Pants, folle ragazzo bianco di Spokane, e la Stones Throw.

Nel 2006, "Do A Couple Of Things" appare sulla fantastica compilation "Chrome Children" a fianco di nomi come Madlib, J Dilla e J Rocc. Replica nel 2007 con il pezzo "Murder", sempre su Stones Throw -"Chrome Children Vol. 2". "Welcome" è, invece, l'attesissimo esordio del poliedrico artista, arrivato dopo vari singoli e 12". Il disco è qualcosa di instabile e molto vario, che si muove sapientemente ma con molta ironia tra hip-hop anni 80, funky, dance settantina, synth e new wave.

Fin dalle prime tracce possiamo sentire tutto il talento di mr. Pants: "Theme From Paris" mette le carte in tavola con charleston aperti e synth che puntano dritti al soul più nero e Motown. Gli umori si mescolano di continuo lungo i quaranta minuti abbondanti di disco; ecco quindi "Dragonslayer", uno dei pezzi punta, che accelera il passo con un groove profondo e percussioni tribali, alleggerite da un modus operandi molto vicino al Beck più sperimentatore.
La matrice fondamentale della musica di Pants è da cercare nel soul e nel funky da tradizione. Come dimostra già in partenza "Crystal Lite", canzone con ritmi r'n'b avvolti in synth dancey e governati da una voce (quella di Deon Davis) calda e sensuale. Sempre sullo stesso territorio il singolo "Ka$h", anche qui con la voce di Deon Davis a impreziosire il tutto: soul sensuale sporcato da beat strambi e synth storti. "Good Things" è un ottimo esempio di come un bianco possa suonare black music senza doversi vergognare: groove pulito, beat hip-hop anni 80 e imprevedibili controtempi.

Il meglio dell'opera prima di Pants viene però a galla quando la sua anima da bianco va a cozzare con il feeling black: ne escono improbabili mutanti new wave da antologia. Come "My Girl", imprevedibile ibrido post-punk e disco con la batteria in primo piano e il basso marcatemente wave a impolverare la traccia, resa quasi funerea dai synth fantasmagorici in lontanza.
Gli anthem scheletrici non sono però finiti: "My Tree" suona come i Cure che vogliono fare hip-hop, assieme a un cantato distorto da funky-robot; "Prayers Of The People" è quasi impalpabile tanto è stemperato nelle ritmiche scarne e wave. Molto più veloce "Finger On The Knife", altro fiore all'occhiello di "Welcome", ovvero una rapidissima cavalcata synth-funk con pause e ripartenze mozzafiato.
James Pants non teme nemmeno di sporcarsi le mani per andare alle radici e sperimentare, osando molto. Prova vivente (e suonante) "Voodoo Caves", che mostra i denti attraverso percussioni tribali e selvagge condensate in meno di due minuti.

"Welcome" si rivela dunque un ottimo esordio: alterna momenti più black e soul a pezzi decisamente più bianchi, all'insegna d'una new wave sporcata abbondantemente di funky. Chi ha voglia di entrare nel mondo di questo pazzoide bianco che gioca a fare il nero è il benvenuto, ma l'avvertimento è di lasciare a casa la logica: con James Pants non serve.

(04/06/2008)

  • Tracklist
  1. Theme From Paris
  2. Dragonslayer
  3. Crystal Lite (Feat. Deon Davis)
  4. Cosmic Rapp
  5. We're Through
  6. My Tree
  7. My Girl
  8. Prayers Of The People
  9. Good Things
  10. I Choose You
  11. Green Rivers
  12. Finger On The Knife
  13. Voodoo Caves
  14. Ka$h (Feat. Deon Davis)
  15. You're The One (Feat. Gary Davis)
  16. Shower Party
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