Niente da fare, i Kills proprio non ce la fanno a maturare.
Pensare che non erano partiti male: “Keep On Your Mean Side”, nonostante le varie pecche, era un disco godibile che lasciava intravedere semi di quello che poteva crescere e svilupparsi come un bel gruppo tra sporco punk, Suicide, PJ Harvey e Royal Trux; già al secondo album, però, i due avevano cominciato a mostrare la corda e questa terza uscita, “Midnight Boom”, non contribuisce certo a risollevarne le sorti.
Edulcorato il poco garage rimasto (“Last Days Of Magic”), sparite quasi del tutto le tracce di punk (giusto un po’ in “Hook & Line” e “Tape Song”) per gli ex-luridi e torbidi Allison “VV” Mosshart e Jamie “Hotel” Hince sembra ormai delineata la svolta verso un electro-wave di matrice decisamente pop.
La conturbante VV non ha più il suo mentore in Polly Jean, ma nella più accessibile Karen O (“Tape Song”) e i Kills si lasciano pure andare a momenti che stanno al loro sound primario come il parmigiano sugli spaghetti allo scoglio, vedi il pop morbido di “Black Baloon” o la ninnananna finale di “Goodnight Bad Morning”.
Non è che “Midnight Boom” sia da cestinare tout court: le distorsioni di “M.E.X.I.C.O.C.U.”, i singulti tribali di “Sour Cherry” o anche la dance di “Cheap & Cheerful” confermano che volendo VV e Hotel sono ancora capaci di far presa, ma il problema del disco è che le canzoni sono senza nerbo e non c’è mai quella scintilla capace di accendere davvero il motore.
Pop, electro, wave, garage, punk, blues: il guaio dei Kills sta nell’indecisione riguardo l’identità del proprio sound e nel barcamenarsi in questa irresolutezza, una via di mezzo che può produrre qualche bel singolo, ma raramente permette di creare un bell’album.
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20/04/2008