MALATJA - 48

2008 (Alternative records)
punk-rock

Malatja è un trio punk-rock di Angri (Sa) formato da Paolo Sessa (voce e chitarra), Mauro Correale (basso) e Camillo Mascolo (batteria).

Come scrivono sul loro MySpace: "Era il 1993 e a Seattle esplodeva il "grunge" ma nell'entroterra campano, tra i carciofi arrostiti, nulla sembrava cambiare. Il sole estivo ci regalava pomeriggi meditativi ma le fermentazioni della spazzatura agli angoli delle strade distruggevano ogni segno bucolico. Angri non era Los Angeles, ma a noi piaceva: così statica così priva di opportunità, così fatalmente decadente. La decadenza è il gradino più basso; da lì puoi solo risalire… e noi risalimmo perché era giunto il momento di gridare che la polvere delle nostre strade, l'accento sconcio del nostro dialetto e le esalazioni nocive del fiume Sarno erano più rock delle unghie laccate di Dave Navarro. Cantavamo e cantiamo la decadenza delle periferie di camorra, le campagne sconfinate senza vento. Abbiamo suonato ovunque ma non abbiamo mai cercato nulla, forse non vogliamo nulla, abbiamo già tutto: la periferia del mondo".

Insomma, cos’altro potevano suonare i nostri baldi giovanotti se non il punk – per di più accompagnandosi con taglienti liriche in napoletano? Ebbene, “48”, il nuovo disco che esce proprio in questi giorni, è una carrellata di anthem, più o meno riusciti, ma sempre accattivanti, sul presente rovinoso di una terra ormai in rotta di collisione. Disco che scorre via senza troppi patemi, senza nulla a pretendere, alla fine scontato, nonostante la band suoni sincera e convinta della sua “missione”.

Robusta (“Sole ‘e California”, “’A guerr’ che teng’ ‘ngap’”), poppy e virata italo/indie, ma con i Pegboy nello specchietto retrovisore (“L’anima nun’ perde dignità”), cupa e wavey (“Tu che ne saje addò fa juorn?”), la musica di “48” è sempre tonica e divertita (“Guapp’ e carton’”), qualche volta anche menefreghista e "fanculista" (“Cassintegration”), mai però capace di affondare il colpo con decisione.

Dal vivo, comunque, so che sono uno spasso. Ed è lì che, probabilmente, danno il meglio di loro, con l’inno “Munnezz” che, insieme a “Buste” dei Gino Fastidio (fatevi un giro sulla rete…), rappresenta una delle cose più divertenti scritte pensando alla vergognosa crisi dei rifiuti in Campania.

12/07/2008

Tracklist

  1. 1. Sole ‘e California
  2. 2. ‘A guerr’ che teng’ ‘ngap’
  3. 3. L’anima nun’ perde dignità
  4. 4. Tu che ne saje addò fa juorn?
  5. 5. Viecchie, mugliere, muorte e criaturi
  6. 6. Guapp’ e carton’
  7. 7. Cassintegration
  8. 8. Pizza Connection
  9. 9. Pan’ e velen’
  10. 10. Munnezz (bonus track)

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