Mark Hamn - To The Naked Eye

2008 (Muertepop)
glitch-ambient
“Je Déchire L'ongle Aux Criminels” mostrò, appena un anno fa, quanto Mark Hamn (al secolo Francesco Giannico) abbia a cuore una ricerca digitale tutt’altro che autoreferenziale. A rendere ancora più solido questo percorso, arriva oggi “To The Naked Eye”, dichiarazione d’intenti non solo musicale, se è vero, come è vero, che il confronto che la musica (divenuta, nel frattempo, più fluida e meno ispida) imbastisce non è soltanto con se stessa o con il suo “produttore”, ma, innanzitutto, con il mondo che lì fuori va in malora, senza che qualcuno inizi per davvero a guardare le cose in faccia, ad “occhio nudo”, senza pregiudizi.

Una sovrastruttura ideologica di certo impegnativa, ma che Giannico riesce a controllare con delicata sapienza, regalandoci un’altra opera mediamente interessante, non del tutto esente da vizi di forma, ma certamentedi di spiccata qualità, almeno per quanto riguarda il panorama italiano.

Assolutamente incantevole, come se Eluvium fosse immerso in una marea di nostalgico stupore, la “Joanna’s Song” che apre il disco ci introduce, dunque, in un microcosmo emozionale che si muove furtivo e in apnea, con profondità in costante, equilibrata rarefazione e sfumature glitch che, smessa la patina sintetica, lontane dalla materia inerte, avvertono immediato il volto umano dell’eloquio sonico (“Thinking About Own Liability”, “Academic Disumanity”).

L’occhio (in-)segue soundscape in cui la natura si mostra spaesata, inquieta. Echi, dissonanze, rumori: ogni cosa è intrisa di mistero (“Progress”), quasi vegetasse in un silenzio ancora più essenziale, “subacqueo” (“When Accused Men Become Prosecutors”). Musica che sprofonda in se stessa, interrogandosi su quanta bellezza possieda la natura nonostante l’oltraggio subito. Lavora a contatto col mondo, ma come da una distanza siderale, tanto che anche il rumore avvolgente del mare è come inghiottito, rapito da un’attesa senza fine (“An Omelette Century”).

In definitiva, con quel suo costante, ma impercettibile mutamento di prospettive, Hamn/Giannico dimostra di aver ben intuito le sue mete. Non resta, adesso, che regalarci una definitiva istantanea delle stesse, visto che di strada insieme ne abbiamo già fatta abbastanza...


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