Dopo tre album, di cui uno autoprodotto, il californiano Nik Freitas grazie alla Team Love Records ottiene una maggiore attenzione da parte di pubblico e critica, il suo è un sound post-Beatles con sprazzi di canzone d’autore che vanno da Paul Simon a Elliott Smith armonizzato da influenze sixties.
Non è facile ottenere consensi con un pop delicato e derivativo, soprattutto se delle due menti dei Beatles attingi più a McCartney che a Lennon, ma grazie alla struttura low-fi degli arrangiamenti e ad alcune pregevoli canzoni, Nik Freitas cattura l’attenzione anche dei possibili detrattori.
Analizzandolo con attenzione, “Sun Down” è un disco non scevro da difetti: la struttura compositiva utilizza il mid-tempo in modo ripetitivo, stemperando la poetica dell’intimistica “What You Become” e togliendo brio alla gioiosa “Oh My God”, ma quello che sorprende è che l’album si fa comunque riascoltare con piacere grazie a un delicato suono d’insieme, che sembra essere contemporaneamente il più rilevante difetto e il più importante pregio dell’opera.
E’ proprio il fragile equilibrio sonoro che evidenzia i piccoli gioielli dell’album: l’iniziale “Sun Down”, un country-blues costruito su un pregevole finger-picking, è interpretato con malinconica passione.
Altro punto di forza è “See Me There”, che esplora tutte le possibilità del pop orchestrale anni 60 e del soul bianco con un impatto melodico intenso e privo di leziosità, mentre “Love Around” punta su atmosfere più corpose e suggestive grazie all’uso evocativo delle tastiere. Sono solo poche note mai invadenti, ma capaci di sottolineare la fragile emotività del testo.
“Sun Down” è un disco capace di affascinare l’ascoltatore, la sincera partecipazione emotiva copre gli inevitabili punti deboli del disco, e ti senti di perdonare l’ingenuo arrangiamento di “Sophie”, che con un maggior self-control poteva essere uno dei punti di forza dell’album, e invece si riduce a un rock-pop soffocato dai fiati, che strappa solo un sorriso; altresì sei pronto a farti cullare dalla delicatezza di “Shhh”, dove Nik azzarda nuove soluzioni, con l’obiettivo di descrivere la poesia che si cela dietro il silenzio.
Nik Freitas non è il nuovo genio della musica pop, e non credo che riuscirà a emergere dalla aurea mediocrità del suo passato, ma “Sun Down” è semplicemente un disco amabile, da gustare senza vergogna, un fresco e dissetante interludio in una marea di proposte ricche di ambizioni, ma spesso prive di comunicatività.
23/01/2009