I Sea Dweller sono, come recita la press release, “un quartetto shoegaze/dreampop, persi tra musica noise e fughe psichedeliche ad occhi aperti”.
Inizialmente composta dai soli Cristiano Carosi (voce e chitarra) e Paola Anna Victoria Mattaroccia (basso e voce), la band diventa un quartetto con l’arrivo di Paolo Miceli alla seconda chitarra e del batterista Carlos Valderrama. In “un’altalena di guitar driven noise pop, etereo e con forti climax di crescendo” – prosegue la benevola press release – la musica dei Sea Dweller guarda con grande rispetto alle esperienze di mostri sacri del genere, quali Swervedriver, My Bloody Valentine e Slowdive. E, fin qui, niente da ridire.
Ma il problema è che una volta che queste quattro tracce (per scarsi diciannove minuti) sono volate via, resta la sensazione di essere al cospetto di una compagine ancora troppo innamorata dei suoi idoli e, per questo, incapace di darsi una mossa, di prendere in mano la situazione, di dare sfogo alla sua personalità.
Se, quindi, la title track è la solita, stucchevole cavalcata shoegaze/dreampop, contesa tra visioni di cosmiche rigenerazioni e intimità negate, “Settings” deve, naturalmente, omaggiare la “sanguinosa Valentina”, mentre “She Whispers” si trascina per sei lunghi minuti senza destare molto interesse.
Alla fine, è la sola “Every Inch” a meritarsi un piccolo applauso, con un vortice psichedelico dai toni così sommessi e dilatati che i suoni sembrano perdersi lentamente dentro una bolla di vetro: quasi innocui, eppure subdolamente intrusivi.
Ma non disperino i ragazzi: c’è ancora tempo per rimediare…
27/08/2008