Uzi & Ari è il progetto del multistrumentista di Salt Lake City (Utah) Ben Shepard, alle prese con una graziosa fusione di
alt-folk, elettronica e
shoegaze intimista. Qualcuno, comunque, ha parlato, più precisamente, di una versione dei
Radiohead più inclini a “osservarsi le scarpe” e, a dirla tutta, in questo apprezzabile “Headworms” (terzo lavoro in quattro anni) le cose stanno, più o meno, in questo modo.
Fatto sta che, ora in compagnia di
Beirut (“Wolf Eggs”), ora miscelato con la solennità pop degli
Arcade Fire (“Patron Saints”), ora, ancora, tra le pieghe romantiche di certi
Tarwater (“Papercuts”), il suono si arricchisce, via via, di piccole sfumature emozionali, lasciandosi modellare con la giusta dose di raffinatezza.
Immerso, quindi, in un piccolo microcosmo di storie così lontane eppure così vicine al sentire di ognuno di noi, Shepard sparge malinconia e speranza un po’ dappertutto, dipingendo su tele immaginarie il clamore dell’autunno che mette in soffitta i sogni dell’estate (la delicatissima
title track), spingendoci al raccoglimento intorno a fuochi scoppiettanti che bruciano tutte le disperazioni possibili (“Hold Your Horses”).
Ma non è solo in questo mondo di visionario trasporto che il disco esaurisce la sua sincera ispirazione. Accanto alla fanfarina con la testa tra le nuvole di “Comforts” e all’
upbeat trascinante di “Thumbsucker”, trova posto, infatti, quella “Missoula” che è il vero gioiello del disco, con la sua sintesi perfetta di introversione e furore sonico, tale da essere posizionata di diritto tra i brani migliori di questo 2008.