Tarwater

Spider Smile

2007 (Morr Music) | techno-pop

Inutile chiedere di più a questi Tarwater. Il viale del tramonto è stato da tempo imboccato e, se quello che fanno, lo fanno ancora con dignità, è innegabile che, se non si è proprio fan accaniti, la loro musica possa lasciare un tantinello indifferenti. L’ultimo “The Needle Was Traveling” possedeva ancora qualche numero di spessore, ma i segni della resa erano alquanto evidenti. Dal canto suo, “Spider Smile” mostra che l'avvicinamento al pop è quanto mai definitivo, con l’indietronica che svetta decisa verso la forma canzone, con tanto di retrogusto Eighties a lasciare una scia indelebile di nostalgico ripiegamento sentimentale.

Fatta salva la capacità narrativa, resa ancora più suadente da un beat soffuso, placido e avvolgente, “Spider Smile” scivola via senza infamia e senza lode, quasi beato nella sua medietà. Si parte con i chiaroscuri e le trame austere di “Shirley Temple”, un incipit che non rompe il ghiaccio, ma che, anzi, un po’ intimorisce, lasciando in bocca un certo retrogusto kraftwerk-iano. Quello che ci piace di questi Tarwater, però, è quella sorta di indifferenza con cui mescolano malinconia e felicità (“World Of Things To Touch”, “When Love Was The Law In Los Angeles”), quel lavorare ipnotico su pattern ritmico-melodici un po’ strambi ma seducenti (“Witch Park”), quel mix di anima digitale e scorza acustica che nella desolata panoramica introspettiva di “Roderick Usher” rintraccia un delicato equilibrio.

La sinergia delle parti nella riflessiva “A Marriage In Belmont” dimostra che una volta qui c’era del talento vero, poi, naturale, le cose si sono fatte un po’ meno intriganti, le pulsazioni dimesse, le melodie minimali e docilmente trattenute sull’orlo della rivelazione lirica (“Lower Manhatten Pantoum”). Addirittura, poi, in “Arkestra” fa capolino una vena country, roba che non t’aspetti ma che, fatti un po’ i conti, non appare del tutto peregrina. Dopotutto, si procede con la giusta dose di moderazione, senza strafare, anzi sempre facendo in modo che chi sta dall’altra parte possa non turbarsi troppo.

Magari la nevrotica “Easy Sermon” ci prova pure a fare la voce grossa, poi la solita cover (“Sweet Home Under White Clouds” targata Virgin Prunes) precisa il carattere di normalità dell’operazione. Dopotutto, se “When Tomorrow Comes” chiude a mo’ di delicata ninna-nanna, allora sarà quasi naturale usare questo disco come sottofondo di classe: hai visto mai abbia delle capacità subliminali.                

(14/04/2007)

  • Tracklist

1. Shirley Temple  
2. World Of Things To Touch  
3. Witch Park  
4. A Marriage In Belmont  
5. Lower Manhatten Pantoum  
6. Roderick Usher  
7. Arkestra  
8. When Love Was The Law In Los Angeles  
9. Easy Sermon
10. Sweet Home Under White Clouds  
11. When Tomorrow Comes

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