Dame Shirley Bassey

The Performance

2009 (Geffen Records) | pop

"Fino all'ultimo giorno, reciterò questa parte nell'unico modo in cui sono capace: per vivere, devo offrire la performance della mia vita". Nel corso degli ultimi vent'anni Shirley Bassey ha cercato di mantenere viva la memoria dei suoi estimatori con dischi di cover, ristampe e pregevoli antologie, e allo stesso tempo ha voluto incuriosire ed attrarre un pubblico più giovane grazie ad album di remix - ce ne sono stati due, l'ultimo dei quali ("Get The Party Started") è uscito appena due anni fa. La cantante gallese ha dimostrato anche che non le manca il coraggio di collaborare con artisti diversissimi da lei: anche se non le è andata troppo bene con Chris Rea (si intitola "Disco: La Passione" il brano con il cantautore di Middlesbrough) la Bassey ha fatto centro per ben due volte - prima con "The Rhythm Divine", incisa insieme agli Yello e composta dal duo svizzero insieme a Billy MacKenzie degli Associates e soprattutto in seguito, con i Propellerheads e il singolo di grandissimo successo "History Repeating".

Stavolta Dame Shirley (il titolo le è stato conferito dieci anni fa dalla regina Elisabetta II) è tornata a fare ciò che sa fare meglio: interpretare grandi canzoni, scritte per lei da alcune delle più interessanti penne dell'attuale scena pop. A dare il la all'intero progetto è stato Rufus Wainwright che, nelle note interne del booklet, ammette di essere un suo ammiratore sin da quando era ragazzino. Per lei Rufus ha scritto "Apartment", un episodio sopra le righe quanto basta con venature latineggianti: qui la Bassey interpreta una donna desiderosa di indipendenza, e che rifiuta la classica attesa del "principe azzurro" (nel testo sono citate diverse favole, da "Cenerentola" a "Raperonzolo", da "La Bella e la Bestia" ad un esilarante faggot froggy). Il cantautore canadese non si è però accontentato, e ha spronato il collega Tom Baxter a offrirle la propria "Almost There", già incisa nel 2004 per l'album "Feather & Stone" (l'ispirazione per il brano che apre questa fatica discografica pare sia "God Give Me Strength" di Elvis Costello e del maestro Burt Bacharach, dal capolavoro "Painted From Memory").

Il produttore David Arnold, talentuoso epigono di John Barry e autore di colonne sonore di successo (ha vinto un Grammy per le musiche di "Independence Day") è riuscito a rendere la collezione eclettica e allo stesso tempo omogenea e consistente: il rischio che troppi cuochi potessero guastare la cucina era dietro l'angolo, eppure Shirley Bassey si sente a proprio agio alle prese con il nuovo materiale, riuscendo a far sorridere, pensare e persino commuovere l'ascoltatore - specialmente quando, una volta tolti gli abiti di scena, canta di sentimenti e di ricordi. Così, dopo la Shirley mangiauomini di "Nice Men" (di K.T. Tunstall) incontriamo un suo lato più crepuscolare e una più misurata e toccante interpretazione in "After The Rain" (di Richard Hawley).
La Bassey dà un valore aggiunto a una sorprendente "I Love You Now", che ci mostra un lato finora inedito di Nick Hodgson dei Kaiser Chiefs, ma diviene più duttile quando interpreta un'altra delle composizioni più azzeccate del lavoro, opera stavolta dei Manic Street Preachers (gallesi come lei): il sentito omaggio in "The Girl From Tiger Bay" ricorda altre composizioni della band di James Dean Bradfield e Nicky Wire, a partire da "Autumnsong" arrivando fino a "Some Kind Of Bliss", scritta per uno dei dischi più intriganti (ma commercialmente sfortunati) della collega Kylie Minogue. C'è posto anche per una nuova canzone di John Barry, "Our Time Is Now", anche se risulta più convincente l'ancor più bondesca "No Good About Goodbye" composta da Arnold e il paroliere Don Black - senza alcun dubbio è tra le vere highlight dell'album.

Se la cava piuttosto bene anche Gary Barlow dei Take That, che ha scritto l'elegante "This Time". Da un fan storico della signora come David McAlmont (lo ricordate en travesti nel video della sua cover di "Diamonds Are Forever", incisa proprio con David Arnold per la compilation-tributo "Shaken And Stirred"?) ci si aspettava invece molto di più: la sua "As God Is My Witness" - che strizza l'occhio al gospel - è poco incisiva. Il gran finale è affidato al talento di Neil Tennant e Chris Lowe: contrariamente agli eccessi di "Results" (il disco prodotto per Liza Minnelli nel 1989) qui i Pet Shop Boys, abituati a lavorare con dive dalla forte personalità - li abbiamo sentiti all'opera sia con Tina Turner che con la scomparsa Dusty Springfield - sono riusciti a toccare le corde delle emozioni con sapiente maestria. Di conseguenza il risultato finale è più vicino a "It Couldn't Happen Here" e "Jealousy" che ai loro più conosciutianthemsdanzerecci.

Alla fine del disco si ha l'impressione che tutti coloro che hanno collaborato alla sua riuscita abbiano fatto del proprio meglio: nel nuovo lavoro traspaiono passione ed esperienza e c'è una cura meticolosa di ogni minimo dettaglio. Il libretto include non solo i testi e una serie di fotografie, ma anche un'esaustiva ed illuminante raccolta di testimonianze e di dediche scritte dagli autori e dagli arrangiatori di ogni canzone. Il tempo ci dirà se all'interno di questo nuovo "The Performance" ci sono classici in grado di competere con evergreen come "Climb Ev'ry Mountain" o "This Is My Life". In ogni caso, l'album è godibilissimo dall'inizio alla fine: seppur classico nello stile, non risulta per niente privo di freschezza compositiva. Comunque vada, sarà un successo.

(31/12/2009)

  • Tracklist
  1. Almost There
  2. Apartment
  3. This Time
  4. I Love You Now
  5. Our Time Is Now
  6. As God Is My Witness
  7. No Good About Goodbye
  8. The Girl From Tiger Bay
  9. Nice Men
  10. After The Rain
  11. The Performance Of My Life

 

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