Perdere la fede, e scriverci una canzone. Nel farsi strada attraverso l'ultimo lavoro di David Bazan (ex-Pedro The Lion), popolato di tonanti sonate, corroborate dalla voce inconfondibilmente imperiosa del cantautore di Seattle, pare tutto così facile. Il Nostro è ormai, a suo modo, un'istituzione nel mondo del cantautorato statunitense: innumerevoli sono le collaborazioni, immortalate nell'esperienza degli Undertow (in cui confluiscono Mark Eitzel, Vic Chestnutt, Will Johnson e Scott Danbom). Amicizie che spaziano anche al di fuori del seminato, oltre le tutto sommato prevedibili affinità con esponenti di simile caratura riguardo al sad-core americano. E' recente, infatti, il riconoscimento attribuitogli da Micah P. Hinson (riferimento obbligato per il Nostro) durante il concerto milanese di quest'ultimo: a suo parere, Bazan sarebbe "il più grande cantautore americano contemporaneo".
"Curse Your Branches" è, in effetti, un disco che ha qualcosa da dire, in tutti i sensi. Da sempre riconosciuto come autore "cristiano", per i suoi riferimenti biblici, Bazan sceglie di raccontare i momenti più difficili del suo rapporto con sé stesso e con la religione. In primo piano è la sua crisi, tradotta nell'alcolismo e nelle difficoltà della vita in famiglia. Lo fa con un disco solista, il che permette al Nostro di ampliare le sue possibilità, prima un po' rinchiuse dal genere del sad-core, di certo non celebre per il suo dinamismo stilistico.
Di conseguenza, ecco apparire carrozzoni tra il country-folk e il gospel, in cui il calore sudista investe storie non proprio rassicuranti ("Please Baby Please" è infatti, alternativamente, la richiesta della moglie di smettere di bere e la sua di un ultimo drink durante l'astinenza). Fanno spesso capolino, inoltre, ricami sintetici ("Hard To Be", "Harmless Sparks", "Bearing Witness") dal cui fascino Bazan non è certo immune, ricordando l'esperienza degli Headphones, band "nata dal suo interesse per i sintetizzatori". Una conversione che cambia sì il vestito di Bazan, senza però spogliarlo delle sue caratteristiche peculiari: il vigore, la forza, una vitalità rappresentata in primo luogo dalla sua voce. Una declamazione che scandisce senza titubanze, come a incidere la pietra.
In "Curse Your Branches" si distingue in primo luogo l'ottima traccia iniziale ("Hard To Be"), in cui l'intro di pianoforte e synth si arricchisce progressivamente della costantemente risuonante base percussiva, fino alla comparsa di Bazan. Il Nostro imbastisce un programmatico "editoriale" sul peccato originale, culminante nel grido, solo e dolente: "And now it's hard to be/ Hard to be/ A decent human being". La title track è un altro momento di particolare ispirazione per il Nostro: introdotta da fruscii cristallini à-la Bon Iver, ci consegna una ballata più improntata alle precedenti sonorità (quelle dei Pedro The Lion), in cui l'interpretazione di Bazan non potrebbe essere più sentita. La sofferta e livorosa "liberazione" dalla fede lascia scoperto il deserto del rapporto con la compagna: "And even as the threat of Hell is disappearing/ The threat of losing you is blowing up".
"Curse Your Branches" non è un disco perfetto. Anche in questo, è un lavoro profondamente "umano": Bazan pare dibattersi in melodie a volte fin troppo oblique e sfuggenti ("Bless This Mess"), a volte un tantino ricalcate ("Lost My Space"). Certo il compito che si è prefisso è arduo, quello di raccontare qualcosa che a volte sembra più grande di lui: l'accompagnamento musicale non pare sempre aiutarlo, non più di quanto possano fare le frequenti citazioni bibliche. Rimane però un disco che trasuda dell'anima di Bazan, del suo cantautorato diretto e personale: è un disco che obbliga a una reazione, a un confronto, senza mai annoiare ("When We Fell").
David Bazan ha intrapreso un tour, accompagnato di volta in volta da amici, nel contempo ospiti d'eccezione. In Italia sarà (il 6 febbraio a Milano) insieme a Paul Murphy, leader dei Wintersleep.