Dopo la bella prova di “
Alien Native”, i
Factums hanno pensato bene di campare di rendita. Gli ultimi lavori hanno, infatti, lasciato l’amaro in bocca e questo “Flowers”, purtroppo, non riesce nell'intento di addolcire la situazione.
La ricetta, quella solita, mette nel calderone reminiscenze
no-wave, putrescenze industriali, rumorismo sbilenco e un’attitudine
punk sbrindellata, per scarsi tre quarti d’ora di sano, ma scontato, divertimento.
Sfileranno, quindi, senza molti scossoni emotivi, i
Chrome remixati dal mongoloide di turno di “Three Sheets Rider”, i corpi mutanti
on parade di “See Inside”, i garagismi per la gioventù sonica di “Fabric”, uno
Jon Spencer spaccone in “Rubber Rising”, scheletri
proto-punk bombardati da esalazioni nucleari (“Don Quixote”) e la
noise-wave Coughs-
style di “When”.
E, visto che ci siamo, perché non giocarsela anche sul versante
shitgaze? Il risultato, “Split Screen”, grazie anche a un sax in libera uscita, è dei migliori, per fortuna.
Un campionario delle storture, insomma. Delizioso e irriverente (come quando tirano su una piccola bolgia punkettina in “Untitled”), ma ormai risaputo.
Urge nuova linfa vitale.