Dopo la bella prova di “Alien Native”, i Factums hanno pensato bene di campare di rendita. Gli ultimi lavori hanno, infatti, lasciato l’amaro in bocca e questo “Flowers”, purtroppo, non riesce nell'intento di addolcire la situazione.
La ricetta, quella solita, mette nel calderone reminiscenze no-wave, putrescenze industriali, rumorismo sbilenco e un’attitudine punk sbrindellata, per scarsi tre quarti d’ora di sano, ma scontato, divertimento.
Sfileranno, quindi, senza molti scossoni emotivi, i Chrome remixati dal mongoloide di turno di “Three Sheets Rider”, i corpi mutanti on parade di “See Inside”, i garagismi per la gioventù sonica di “Fabric”, uno Jon Spencer spaccone in “Rubber Rising”, scheletri proto-punk bombardati da esalazioni nucleari (“Don Quixote”) e la noise-wave Coughs–style di “When”.
E, visto che ci siamo, perché non giocarsela anche sul versante shitgaze? Il risultato, “Split Screen”, grazie anche a un sax in libera uscita, è dei migliori, per fortuna.
Un campionario delle storture, insomma. Delizioso e irriverente (come quando tirano su una piccola bolgia punkettina in “Untitled”), ma ormai risaputo.
Urge nuova linfa vitale.
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22/10/2009