Chromeo

Business Casual

2010 (Atlantic) | electro-funk, pop

Nel panorama pop degli ultimi due-tre anni cercare di clonare minuziosamente un certo sound anni 80, quello più "maltrattato" negli anni a venire e fatto di italo-disco, tastieroni altisonanti, vocoder, drum machine "made in Minneapolis" o improbabili assoli di chitarra, è stato un giochino piuttosto gettonato e talvolta remunerativo ma paradossalmente chi ci si è cimentato tra i primi, come i canadesi Chromeo, sta ancora aspettando di coglierne i frutti.
O forse no, perché se i La Roux ci si divertono, utilizzandolo come un suppellettile per evocare paesaggi futuristici ed esordire col botto, e se gli ultimi Goldfrapp lo scelgono momentaneamente per soddisfare le capricciose mire da diva disco di Alison, P-Thugg e Dave 1, ormai giunti al terzo album, sembrano invece aver particolarmente a cuore il genere in questione e la loro scelta stilistica ha davvero il sapore di un sentito omaggio e non di ruffianeria, come se il loro patrimonio genetico non lasciasse altra alternativa.

L'ironia con cui affrontano questo revival e le allusioni sessuali dei loro testi e dei loro videoclip, che stridono goffamente con la loro immagine nerd, sono certamente un altro punto a loro vantaggio e rendono la loro proposta sempre piacevole; ma per quanto tempo ancora questa formula sarà in grado di divertire? Incuranti di tutto ciò, pubblicano "Business Casual" a tre anni dalla loro seconda prova, quel "Fancy Footwork" che li aveva lentamente imposti, singolo dopo singolo, in una certa scena elettronica (Tiga, DJ Mehdi...) e aveva persino fatto capolino su MTV. Stavolta però si avverte la sensazione che gli ingranaggi, a tratti, non siano più ben oliati come in passato (nonostante la presenza di lusso, dietro al mixer, di Philippe Zdar dei Cassius).

Certo, il trittico iniziale è scoppiettante e melodicamente a fuoco, con "Night By Night" (singolo già edito lo scorso inverno e accompagnato da un video memorabile) a far la parte del leone; con la più morbida ed elegante "Don't Turn The Lights On" dimostrano poi di aver imparato perfettamente la lezione dai loro numi ispiratori Hall & Oates (quelli anni 80 ovviamente, omaggiati anche in "Don't Walk Away" con un effluvio di violini sintetici) e di poter quindi funzionare anche in veste più "seriosa" (nonostante il momento più lento e romantico del disco, "J'ai Claqué La Porte", sia forse quello meno brillante).

Altrove però sembra che venga data più importanza al gioco dei rimandi che non a quanto il pezzo riesca ad essere coinvolgente di per sé, e così in un brano come "Grow Up" non si riesce a cogliere altro fine se non quello di voler "farsi sgamare" nello scimmiottare "When The Going Gets Tough, The Tough Get Going" di Billy Ocean, e anche la partecipazione di Solange Knowles (sorella più alternativa della famosa Beyoncè) in "When The Night Falls" è solo un pretesto per ritornare con la mente a quando Whitney Houston era il giocattolo preferito di Narada Michael Walden e non per valorizzare l'ospite.
Peccati tuttavia veniali: quest'album e, al momento, la loro carriera sembrano non voler assumere nessun altro significato se non quello di una festa a tema. E chi deciderà di parteciparvi, senza
pretese di assistere al party più memorabile dell'anno, avrà di che divertirsi.

(19/09/2010)



  • Tracklist

  1. Hot Mess
  2. I'm Not Contagious
  3. Night By Night
  4. Don't Turn The Lights On
  5. You Make It Rough
  6. When The Night Falls
  7. Don't Walk Away
  8. J'ai Claqué La Porte
  9. The Right Type
  10. Grow Up


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