Power-trio fiorentino nato dall’incontro tra Marco Burroni, Davide Mollo e Donald Renda, A Dog To A Rabbit consegna il debutto omonimo nel febbraio 2010, ed è un buon esercizio di camaleontismo tra il grunge lirico dei Nirvana e i nuovi anthem punk-funk (per quanto piuttosto inflazionati e ancora sfocati). Tra le altre, spiccano “Milkshop”, “Rock Abuse” e “4 Rules” (il picco ritmico, una citazione della progressione della “Desire” degli U2).
A prevalere è comunque la tradizione: “Flavor” potrebbe essere uno dei pezzi meno pretenziosi dei Red Red Meat, “I Can’t Stay Out Of” è epitome di uno sbandamento garage-pop basato su riff poco originali (ma che comunque migliora nel ritornello dalle armonie vocali strillate), e “Liar” è stoner-pop alla Queens Of The Stone Age più leggero che mai (e sudista). Sulla stessa direttrice, la cattiva “Bedlam Minds” è l’altro picco del disco, stavolta Pearl Jam-iano. La band-track “A Dog To A Rabbit” è invece una ballad lisergica.
Risoluto riassunto dell’alt-rock dei 90, che ha pure un messaggio pruriginoso – penalizzato da qualche riempitivo di troppo – indirizzato a una schiera mista di giovani utenti smaliziati. Uscita di lancio per l' "etichetta emancipata" Lady Lovely.
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09/03/2010