Bubblegum Lemonade

Sophomore Release

2010 (Matinée) | alt-pop

A quarant'anni suonati ormai da un po', il rubicondo scozzese Lawrence McCluskey non pare proprio voler mettere la testa a posto; mentre la maggior parte dei suoi coetanei, verosimilmente, comincia a confondersi col grigio invariabile della sua Glasgow, concedendosi al massimo qualche pinta di birra o trepidazioni calcistiche in occasione dell'agguerritissimo Old Firm, il buon "Laz" non la smette di scatenarsi imbracciando la sua inseparabile dodici corde, come se fosse ancora un teenager e come se per le strade della città risuonassero ancora le note di band quali Pastels e Teenage Fanclub.

A dire il vero, le note di queste band sono ancora familiarmente attuali, nei pub e per le strade tra Ibrox e Celtic Park, a testimonianza del fatto che a Glasgow (e non solo!) l'indie-pop di qualità non è questione di religione o tifo calcistico, né, tanto meno, di età.

 

Così, giustamente incurante delle transitorie mode musicali, McLuskey aggiunge un secondo tassello alla breve storia dei suoi Bubblegum Lemonade, una delle due incarnazioni sonore - accanto agli Strawberry Whiplash - nelle quali si esprime il suo irrefrenabile desiderio di divertirsi creando canzoncine immediate e apparentemente divertenti, eppure segnate da quell'inevitabile velo di malinconia e rimpianto che, appunto, null'altro sa incarnare meglio del pop. Ecco dunque, a due anni esatti da "Doubleplusgood", un'altra agile collezione di canzoni della perfetta durata "radiofonica" di due-tre minuti: dodici brani racchiusi in poco più di mezz'ora di musica contrassegnata - non senza una certa dose di tautologica ironia - dal titolo di "Sophomore Release", quasi a scimmiottare il lessico invalso in certo mondo "indie", dal quale, appunto, un quarantenne dichiaratamente affascinato dagli anni Sessanta continua a tenersi distante anni luce.

 

Benché l'impatto chitarristico e le melodie killer di "Doubleplusgood" sembrino leggermente temperate nei solchi di questo "Sophomore Release", "Laz" e compagni riescono nuovamente a creare l'incanto tardo-adolescenziale di un pop fuori dal tempo, divertito e divertente anche quando narra di abbandoni e assenze ("When She Goes", "Girldfriend Ghost"). Per fortuna, infatti, c'è sempre la musica a fare da valvola di sfogo e veicolo alle emozioni più immediate; così, mentre la nostalgia prende il sopravvento in un paio di episodi ("Maybe Someday", "Autumn Sky"), riecheggiando uggiosi scorci britannici - dai La's ai Clientele, dagli Smiths ai Jesus & Mary Chain - la Caroline protagonista della traccia iniziale (oltre che singolo d'anticipazione) si aggrappa alla radio a transistor per ricevere onde che le consentano di evadere dalla solitudine della sua stanza, in un quadretto nel quale suoni e immagini riportano con decisione agli anni 60 e 70.

 

Non mancano, comunque, brani scatenati e irrimediabilmente contagiosi, di quelli che dopo appena un paio d'ascolti si attaccano alla mente, come un chewing-gum zuccheroso ma dal retrogusto asprigno. Basti pensare, oltre alle citate "Caroline's Radio" e "Girlfriend Ghost", a canzoni quali "She's Got A Gun" e "You're Still Beautiful (When You're Sad)", fotogrammi da un'adolescenza da non nascondere sotto apparenze di artefatto intellettualismo, ma semplicemente da ricordare, con ormai distaccato equilibrio, ma anche con la romantica nostalgia di un tempo che non tornerà più, e proprio per questo da rispolverare, di tanto in tanto, con spirito lieve e divertito. In fondo, non sta tutta qui l'essenza di questo adult oriented pop che non ha alcuna intenzione di conformare il proprio spirito all'età anagrafica? Rivolgersi a un certo Lawrence McCluskey per credere.

 

(28/12/2010)

  • Tracklist
  1. Caroline's Radio
  2. Maybe Someday
  3. She's Got A Gun
  4. You Only Leave Twice
  5. We Could Send Emails
  6. Alice Please
  7. Living For Today
  8. Girlfriend Ghost
  9. Autumn Sky
  10. You're Still Beautiful (When You're Sad)
  11. When She Goes
  12. Last Train To Clarkston
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