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Bbc in Session

2006 (Universal / Go! Discs) | pop

Capita spesso che una canzone sia più popolare e conosciuta di chi a suo tempo ha avuto il merito di comporla e interpretarla. È forse questo il caso di "There She Goes", la quale deve peraltro buona parte della propria notorietà alla cover che di essa venne realizzata con discreto successo dagli americani Sixpence Non The Richer qualche tempo fa. Eppure dietro quell’improvviso raggio di luce tiepida e accogliente calato da Liverpool - che giunse quando ormai in Inghilterra, dopo la dipartita degli Smiths, niente sembrava più possibile - c’erano i La’s e soprattutto il loro leader indiscusso, Lee Mavers, una delle penne più sensibili e affilate che la musica inglese abbia mai conosciuto, probabilmente dai tempi di Ray Davies. Un solo disco omonimo pubblicato nel 1990 tra mille difficoltà produttive e continui ripensamenti, mai completamente riconosciuto dal suo autore e dalle sue ossessive manie di insanabile perfezionismo. Poi, l’inevitabile scioglimento e un silenzio impenetrabile, solo sporadicamente interrotto da qualche concerto, a pochi centimetri dall’esplosione del britpop. Soltanto il bassista John Power saprà sfruttare la rinnovata temperie culturale e raccoglierà parte di quanto seminato, togliendosi qualche magra soddisfazione con il mod-revival dei suoi Cast (a loro volta precipitati nell’oblio).

Giunge ora a ricordarci di quanto abbiamo perduto (forse per sempre) una raccolta di esibizioni registrate dai La’s per conto della Bbc lungo tutta la traiettoria discendente della loro fulminea carriera. Si parte dal 1987 per arrivare al 1990, per un totale di diciassette pezzi suddivisi in quattro diverse sessioni, attraverso un repertorio di composizioni che ancora oggi non smettono di destare sorpresa e un certo sgomento. Se da un lato ascoltare questo disco dà infatti la sensazione di sfogliare una polverosa cartella di stampe e dagherrotipi ottocenteschi ormai avvizziti e fuori moda, dall’altro lascia profondamente sbalorditi la modernità del gusto e delle intuizioni, così come la capacità di trasformare scorci e fugaci vedute degli anni Sessanta più rilucenti in una macchina poetica e compositiva pressoché inarrestabile.

Ma il bello è che c’è molto altro da scoprire e riportare in superficie tra i solchi di questa sorta di impossibile antologia postuma di un gruppo esistito unicamente entro i confini di un solo disco: c’è il passo svagato e ciondolante di "Doledrum" con un piede sui Kinks e l’altro sugli Small Faces, lo scalmanato e pungente scalpiccio in perfetto stile Swinging London di "Come In Come Out" oppure ancora il girotondo incalzante e metropolitano di "Son Of A Gun". Il tutto sotto lo sguardo compiaciuto e vigile di Beatles e Byrds, divinità opulente e bonarie che seguono e benedicono dall’alto le gesta del prode Mavers e del suo equipaggio nei mari instabili del pop più camaleontico e visionario, alla ricerca della canzone assoluta. Che potrebbe essere "There She Goes", diamante da ventiquattro carati qui riproposto in una veste più aguzza e staffilante, con la voce di Mavers che dispensa le sue geometriche stilettate di velata disperazione e i rintocchi di chitarra che si intrecciano in uno scampanellio senza fine.

Secondo Noel Gallagher la rinascita del pop inglese iniziò a prendere la rincorsa da qui. In "Feelin’" sembra poi di risentire l’estro schioccante degli Animals o del Fogerty più ispirato, mentre in "Timeless Melody" e "Calling All" risorge dalle nebbie stropicciate della memoria il mito ancora intatto di Love e Big Star, e Mavers sembra davvero essere riuscito a imprigionare e addomesticare l’aura sfuggente degli anni Sessanta dentro una piccola campana di vetro.
Da ricordare anche l’arida e disadorna filastrocca dal retrogusto vagamente barrettiano "Freedom Song" e il mantra sgretolato di "Over", che si segnala soprattutto per il salmodiare soffocante delle sue chitarre, prese in un vento psichedelico saturo di spezie orientali e torpori beatlesiani periodo Sergent Pepper e dintorni.

Un disco che si raccomanda soprattutto a chi non avuto mai la fortuna di varcare le soglie del sontuoso museo costruito da Mavers nota dopo nota, con gesto da egittologo puntiglioso, in onore delle immortali melodie anni Sessanta. Museo che, ovviamente, saprà deliziare anche gli estimatori di vecchia data e i frequentatori abituali.

(04/02/2007)

  • Tracklist

1. Doledrum
2. Way Out
3. Freedom Song
4. Come in Come Out
5. Song of a Gun
6. There She Goes
7. I Can't Sleep
8. Over
9. Feelin'
10. Timeless Melody
11. Calling All
12. I.O.U.
13. Way Out
14. I Can't Sleep
15. Timeless Melody
16. Callin' All
17. Feelin'



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