È lo sfrigolio di un violoncello a introdurci nel mondo sotterraneo di “Nedvekst (om å vokse nedover)”, brano che apre “Selektiv Hogst”, debutto di Koboku Senjû, quartetto formato da Tetuzi Akiyama, Martin Taxt, Eivind Lønning, Espen Reinertsen e Toshimaru Nakamura.
Un mondo di piccoli accenti, di sfumature passeggere, di perlustrazioni elettroacustiche. Il lavoro in fase di produzione di Nakamura dona a queste partiture apparentemente sconnesse un calore e una profondità timbrica importante, ma, diciamolo fuor di metafora: al di là dell'impostazione intellettualistica e oltre una certa visione “cameristica”, cosa resta di questi affreschi elettroacustici? Quasi niente.
Sono poca cosa, infatti, “Fanget under giftig bark” (sbuffi fiatistici annoiati e false oscurità psicologiche), l’intricata dissertazione di “På leting etter skygge” e il lirismo autunnale, tutto barlumi sparsi e inquietudini notturne, di “Vintersøvn” (il momento più “interessante” del disco, in ogni caso).
Poi, all’altezza della mimesi crepuscolare di “Dypdrenering”, la sonnolenza inizia ad avanzare le sue pretese e poco importa se, prima della fine, “Alt starter med regn” sembra rilasciare qualche barlume di speranza: “Selektiv Hogst” è uno di quei dischi che fanno tante promesse, mantenendone una o due al massimo.
24/06/2010