Manifestazione tutta italiana di quel
nu-rave che tanti cuori seppe spezzare fino a un paio d'anni fa, i Pink Holy Days si presentano solo ora all'appuntamento dell'album, pubblicato sotto l'egida del Circolo Forestieri dopo un primo Ep apparso nel 2009. Similmente ai compagni di etichetta Don Turbolento o di altri compatrioti musicalmente assimilabili come
Did,
Trabant o
Low Frequency Club, il duo bresciano riversa sui neuroni scoperti dell'ascoltatore i liquami florescenti di un "techno industrial punk" (la definizione è del gruppo) sinistramente danzereccio, nel quale si ritrova, ben maciullato e sminuzzato, un po' di tutto: certo concettualismo
baggy dei tardi e più nichilistici (del resto il titolo dell'album non lascia adito a molti dubbi)
Primal Scream, le afasiche decostruzioni post-punk di
Suicide,
Cabaret Voltaire e
Clock Dva ma anche improvvise propulsioni
neworderiane, rivedute e corrette secondo le cifre elettroniche di un assemblaggio post-moderno. Per ora colpisce la ricerca sonora e il cerebralismo a tratti esasperato. Eppure il potenziale della band ancora fatica a trovare una sua compiuta modalità d'espressione e fruizione.