Gil Scott- Heron

I'm New Here

2010 (XL Recordings) | songwriter, spoken-word

"No matter how far wrong you've gone / you can always turn around"

Fu genio, il vecchio Gil Scott-Heron, negli anni 70.
Scrittore, poeta, musicista, militante politico e sociale, autore di inni immortali come "The Revolution Will Not Be Televised", antesignano del rap insieme ai coevi Last Poets e fautore di un sound sfuggevole a ogni definizione, misto di jazz-soul-funky-blues e spoken word con il quale ci regalò capolavori come "Pieces Of A Man", "Free Will", "Reflections", "Winter In America".
Tutti da scoprire, se non conoscete il soggetto.
Se amate la musica nera. O, meglio, se amate la musica. E basta.

Il declino però fu lento e inesorabile; gli anni 80, nel dopo "Reflections", furono prolifici ma non memorabili come il decennio precedente, i 90, eccettuando "Spirits", praticamente dimenticabili, ma il peggio, al povero Gil, lo riserva il nuovo millennio.
Già, perché la vita, come guidata da un ironico diavolo, trascina il nostro, che in "Angel Dust" cantava dei rischi e delle miserie legate alla droga, in un abisso infernale di dipendenza da cocaina, con conseguente misera esistenza fatta di violenza, tragedie familiari e ripetute gite al gabbio.
L'ultimo soggiorno è abbastanza recente quando il songwriter americano dà alla luce questo suo nuovo album, distante 13 anni dall'ultima creazione, in cui, sin dalla scelta della cover di Bill Callahan che dà il titolo al tutto, emerge una voglia di riscatto, di uscire da un pantano esistenziale ormai insopportabile.

"I'm New Here" è sofferto, la voce di Gil non è radiosa come una volta, ma è quella di un uomo segnato, spezzato nel fisico e nell'animo, che si mette a confessare storie d'infanzia ("On Comin' From A Broken Home"), a camminare leggero con le sue paure in mefistofelici blues ("Me & The Devil") o a salmodiare tribale e mistico come un John Trudell o certi Neville Brothers di "Brother's Keeper" ("Your Soul And Mine").
Non ci si aspetti di trovar qui il soul funkeggiante di "Johannesburg" o la luminosità jazzy di "Lady Day And John Coltrane", ora il tono è scuro e introspettivo di tenebre interiori; molti gli spoken word, su basi di beat elettro e hip/trip-hop spesso neri come la pece ("Where Did The Night Go"), una cover di "I'll Take Care Of you" trascinata e malata, al massimo un battito di mani da arcaica danza africana a ritmare un gospel-blues trasfigurato ("New York Is Killing Me").

Un disco breve, brevissimo, nemmeno mezz'ora di musica, ma intenso perché tremendamente terreno e reale, discreto e tentennante come una confessione, tremolante e scarna come il corpo ormai leso di Gil Scott-Heron. Uno che una volta fu genio, prima che i suoi incubi peggiori venissero a prenderlo per un viaggio tremendo. Un cammino che però, nonostante sia stato lungo, può sempre essere interrotto per girarsi e riprendere la strada giusta. Chiunque abbia amato e conosciuto il suo talento, si augura di cuore che questa, per il vecchio Gil, sia la volta buona.

(22/02/2010)

  • Tracklist
  1. On Coming From A Broken Home (Pt. 1)
  2. Me And The Devil icon_video
  3. I'm New Here
  4. Your Soul And Mine
  5. Parents (Interlude)
  6. I'll Take Care Of You
  7. Being Blessed (interlude)
  8. Where Did The Night Go
  9. I Was Guided (Interlude)
  10. New York Is Killing Me
  11. Certain Things (Interlude)
  12. Running
  13. The Crutch
  14. I've Been Me (Interlude)
  15. On Coming From A Broken Home (Pt. 2)
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