Solex Vs. Christina Martinez & Jon Spencer

Amsterdam Throwdown, Kingstreet Showdown!

2010 (Bronzerat) | alt-rock

Dopo un nuovo capolavoro (“Laughing Stock Of Indie Rock”, suo quarto album risalente al 2004) e un’uscita minore, il tredicesimo volume della serie “In The Fishtank”, realizzato in collaborazione con il collettivo M.A.E. (che però contiene i 18 minuti di “1 + 1 = 11”, una delle sue operette più deliranti), Elisabeth Esselink aka Solex si dà a una nuova opera collaborativa, stavolta con Christina Martinez e Jon Spencer, “Amsterdam Throwdown, Kingstreet Showdown!”.

L’opera serve a confermare la sua transizione bandistica post-“Laughing Stock”, ma soprattutto riesce a dare nuova linfa tanto al suo talento, mai così malleabile nell’adattarsi alle caratteristiche di genere (qui il soul-rock), e alle recenti cocciutaggini r’n’b - spesso a vuoto - di Jon Spencer e consorte.
La stringatezza menomata e l’apparente ripetitività dei brani ha un che di “Trout Mask Replica”, ma si tratta di un funky bombastico sincopato, malato, Clinton-iano, che sembra suonato dalle Mothers Of Invention (“Fire Fire”, i poliritmi ribattenti di “Action”, i pertugi dadaisti di “Aapie”). Il miglior momento zappiano dell’opera si ha in “Eat Here”, una magistrale fanfara elettronica di Solex su tappeto di batteria jazz-rock.

L’attenzione al ritornello r’n’b (le voci in coppia Martinez-Solex, spesso cori fantasmagorici alla Dirty Projectors) è un palliativo che serve a vivificare il caos, tanto nei suoni elettronici di “Galaxy Man” quanto nella tarantolata “The Uppercut”, tanto nell’anthem percussivo con tam-tam satanico di “Dog Hit” (un aggiornamento delle piece “dialogiche” dei primi Amon Duul II) quanto nell’hip-hop di “R Is For Ring-A-Ding” (con fiati più dodecafonici che “black music”), tanto nello schizzo dissonante portato avanti da un sax dislessico di “Dirty” quanto nell’acquarello di voci di “Don’t Hold Back” e nel groove appiccicoso di “Racer X”.

Originato dall’improvvisazione più istintuale e da agglomerati di baccano espressionista, è un disco criminogeno che mantiene e fa ben dialogare fattezze eleganti (bravo Leon Klasse alla batteria, e Mike Ladd al rap) e idiozie a tutto tondo, collega con fare anti-intellettuale il continente vecchio di Esselink al nuovo mondo di Spencer (mixato in Olanda), e ha un vezzo da niente: la fantasia che si morde la coda. Disponibile anche in vinile.

(16/06/2010)

  • Tracklist
  1. Bon Bon
  2. Fire Fire
  3. Galaxy Man
  4. R Is For Ring-A-Ding
  5. The Uppercut
  6. Dog Hit
  7. Don’t Hold Back
  8. Too Much, Too Fast
  9. Aapie
  10. Dirty
  11. Racer X
  12. Action
  13. Eat Here
  14. Stop Now
  15. Er Ez Ex
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