Wildbirds & Peacedrums

Rivers

2010 (Leaf) | art-pop

Mariam Wallentin e Andreas Werliin hanno ben pensato di accorpare in un unico disco i due Ep messi in commercio di recente, "Retina" e "Iris", dando così vita al terzo album della loro carriera. Registrato e composto in un lungo soggiorno nelle perdute terre islandesi, "Rivers" fa risaltare nuovi umori della coppia svedese. Un lavoro inevitabilmente influenzato dalla differenziazione stilistica impressa nei due episodi, nella cui prima metà i tamburi lasciano inaspettatamente il posto ai sussurri corali della Schola Cantorum di Reykjavík (curata per l'occasione da Hildur Gudnadottir), inseriti nel contesto per sottolineare l'improbabile connubio corale fortemente voluto dal duo scandinavo, teso a enfatizzare le melodie in una sorta di messa pagana, con la Wallentin in primissimo piano, svincolatasi momentaneamente da organetto e altro, e il coro a infliggere una buona dose di austerità. È una formula senza dubbio seducente, insolita, coraggiosa, che indica nuovi possibili percorsi, lasciando intravedere un allontanamento parziale dal timbro gospel-blues delle due splendide prove precedenti.

A un primo impatto, le cinque tracce di "Retina" sono fin troppo segnate dalla presenza del coro islandese, sfondo perpetuo, impalpabile e satellitare al canto recitato della Wallentin, perennemente alternato tra bassi e alti con la dovuta padronanza accademica. Un incastro in cui spicca all'istante l'introduttiva "Bleed Like There Was No Other Flood", con Werliin intento ad accelerare i tempi senza eccessivi cambi di direzione, in un tip-tap cadenzato, mentre la Wallentin e i coristi incupiscono l'atmosfera.
Seguono la marcetta lugubre di "Tiny Holes In This World" e la lacrimante perdizione di "Under Land And Over Sea", interpretata con devozione da una straordinaria Wallentin, sempre più a suo agio tra recitazione, disperazione e magistrali alzate di tono. La tetraggine è improvvisamente spezzata dal tribalismo corale di "Fight For Me", portentosa incitazione alla più comune non rassegnazione amorosa, mentre "Peeling Off The Layers" chiude il primo atto con commozione e disincanto, risaltando ulteriormente le già citate qualità canore della Wallentin.

Di tutt'altra sostanza è composta la seconda parte dell'album, "Iris", introdotta da un organetto sfasato, liquido, con il buon Werliin nelle vesti dell'indomito percussionista che (quasi) tutti conosciamo. Mood orientaleggiante, minimalismo ritmico, e una vocazione più pop riconducono i Wildbirds & Peacedrums verso sentieri già calpestati. L'inquietudine sacrale cede il passo a una più gaia sintonia tra i due musicisti della contea di Västra Götalands. E così, è un piacere perdersi nel breakbeat-jungle in crescendo di "The Course", o nell'ipnosi burattina di "The Lake".
Accantonata l'idea di intensificare il delicato impasto con un'insolita solennità corale, in "Iris" il duo svedese mostra tutta la sua "leggerezza", restaurando le meravigliose spoglie urban-gospel del passato.

Considerata la sostanza, "Rivers" è un disco destinato a dividere, e non potrebbe essere altrimenti. Ma ciò che possiamo certamente constatare fuori da ogni personale inclinazione, è che i due ex-allievi dell'Accademia di musica e teatro di Goteborg non hanno ancora smesso di stupire. Conti alla mano, è proprio questo l'aspetto cui tenere maggiormente.

(21/07/2010)

  • Tracklist

Retina:

  1. Bleed Like There Was No Other Flood
  2. Tiny Holes In This World
  3. Under Land And Over Sea
  4. Fight For Me
  5. Peeling Off The Layers

Iris:
  1. The Wave
  2. The Drop
  3. The Course
  4. The Lake
  5. The Well
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