Con "Stridulum", Ep contenente sei nuovi brani, Zola Jesus continua a lavorare intorno a quell'idea di lo-fi gotico dal sinistro appeal "dreamy" che appena un anno fa, nel buonissimo "The Spoils", aveva trovato una prima (almeno si spera!) compiuta realizzazione.
Pur presentando qualche novità piuttosto rilevante (per esempio, una produzione che gioca la carta di un sound ancora meno ispido), "Stridulum" è un'opera che va letta come una sorta di appendice del disco precedente, tante sono le similitudini (strutturali e, soprattutto, umorali) che si possono riscontrare. Se avete amato, dunque, quel suo personale capolavoro, non ci saranno problemi con queste nuove composizioni.
C'è sempre, infatti, vivo e vegeto, quel dream-pop marchiato a fuoco dalle oscurità più inaccessibili della sua anima, anche se, almeno in qualche caso, baluginano sentori di speranze che ancora resistono in quel lontano sottosuolo ("Night"). Che la musica di Zola possieda un evidente carattere religioso, non lo scopriamo certamente oggi. Un brano come "Trust Me", per dire, è dannatamente esemplare di una sua ricerca del Divino – ricerca che passa, necessariamente, attraverso la perlustrazione della sua anima.
In questo viaggio interiore, allora, eccola pronta a meditare su amore e morte ("I Can't Stand", la title track). Ma di una meditazione fortemente alienata e alienante si tratta. Insieme celestiale e terrena, questa musica ha nel contrasto tra la carnalità "sfuggente" della voce e in quello stentoreo incedere della drum-machine tutta la sua essenza. Dal canto loro, "Run Me Out" e "Manifest Destiny" sembrano voler tentare crescendo quasi sinfonici.
Aspettando il prossimo disco.
29/03/2010
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