Agoria

Impermanence

2011 (Infiné) | techno, house

Sébastien Devaud, aka Agoria, non ha certo bisogno di presentazioni. In molti ricorderanno “Blossom”, gran bel disco d’esordio lanciato dal dj-producer transalpino nel lontano 2003, dopo tutta una serie di partecipazioni ai vari festival techno-house europei. In molti ricorderanno anche il battito primordiale di “2thousand3”, singolo bomba sganciato con discreto successo in compagnia della testa calda Tricky. Ma soprattutto, in molti ricorderanno “At The Controls”, compilation-patchwork in scia minimale che ne consacrò la caratura e lo spessore ai piatti un po’ in tutto l‘ambiente.

Giunto al quarto appuntamento in cavalcata domestica (la Infinè Records è di sua proprietà), con “Impermanence” il Devaud produttore è finalmente libero da qualsiasi influenza esterna. Appurato subito il raggio d'azione, spunta dal suo arsenale privato un coagulo elettronico saggiamente calibrato di techno morbidissima, house sensuale, e ritmiche centellinate ad hoc. Ma non solo. L'imperativo è dominare il ritmo senza sfociare nel manierismo di turno. Così, Carl Craig è il Gil Scott-Heron del 2011 in “Speechless”. Una marcia il cui motto è disintegrare qualsiasi tabù conficcato nella nostra mente, lasciando che sia un’irrefrenabile ascesa in quattro quarti a suggerirci cosa possa apparire lecito o meno. Al contempo, “Grande Torino” è l’omaggio che non t’aspetti alla città italiana: giretto esotico in appoggio al groove prima di aprire le tende, dando vita a un finale a dir poco raggiante. Ma “Impermanence” è innanzitutto house music. Non a caso, è l’ugola caldissima di Seth Troxler ad aprire le danze in “Souless Dreamer”, mentre in “Panta Rei” tutto scorre lasciando dietro di sé un magnetismo danzereccio a cui è impossibile resistere senza muovere le terga. Una cavalcata portentosa con tanto di tastierone in loop e celere dissoluzione finale.


Insomma, “Impermanence” ci lascia un Devaud sicuro dei propri mezzi, che giochicchia negli intramezzi (“Simon”) come un nerd qualunque, e che sa essere ospitale all’occorrenza, vedi i due gettoni lasciati a Kid A nell’opening-track “Kiss My Soul” o nel trotto tribale filo bjorkiano di “Heart Beating”. In controluce, il flusso malinconico con tromba smorzata di “Under The River“ esula un attimino dal contesto originario, così come il timbro alienato di “Libellules” aggiunge praticamente zero alla matassa. Ma considerato lo stato di forma del dj francese e quanto mostrato nelle restanti tracce, restano due falle ampiamente perdonabili.

Bene così.

(13/05/2011)

  • Tracklist

1. Kiss My Soul (ft. Kid A)
2. Souless Dreamer (ft. Seth Troxler)
3. Panta Rei
4. Simon
5. Speechless (ft. Carl Craig)
6. Grande Torino
7. Heart Beating (ft. Kid A)
8. Little Shaman (ft. Scaide)
9. Under the River
10. Libellules

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