Bombay Bicycle Club

A Different Kind Of Fix

2011 (Island) | alt-pop

Il solito dilemma acustico-elettrico che attanaglia silenziosamente le sorti della musica popolare dopo la verdura gettata sul palco di Newport, in quel tardo pomeriggio del 1965. Dalle parti del ristorante indiano Bombay Bicycle Club, Crouch End, London, non sanno decidersi. Appoggiano così il vecchio dettame del cerchiobottismo: un esordio vivacemente elettrificato, un secondo capitolo completamente acustico con tanto di occhiolino alla scena folk e ai suoi estimatori (che infatti apprezzarono, acquistando quasi 100.000 copie di "Flaws"). Poi, sul finire di questa ennesima estate, ecco l'atteso comeback di Jack Steadman e dei suoi tre compagni di scuola, "A Different Kind Of Fix".

Pronti anche stavolta a raccogliere premi e applausi prestigiosi, dal NME pool all'Ivor Novello? A rigor di logica si direbbe di sì, grazie a un ennesimo cambio di rotta: di nuovo amplificatori accessi, una serie di ballate parecchio movimentate, qualche sussulto acustico da campagna in fiore ("Beggars"), ma intorno all'entusiasmo vocal-strumentale di Steadman e soci esplode una teoria di effetti, riverberi, echi, abbellimenti elettronici, batterie dall'inaspettato suono sintetico, peraltro pestate con una certa prestanza fisica. Il risultato è sovente trascinante, in quella particolare chiave british che si presta volentieri all'epicità corale, un sistema che aiuta a rafforzare il tipico sussurro indie-pop made in England. L'ugola stentorea di Jack trova così terreno fertile (bonificato anche da qualche antico ma sempre gradito ingrediente wave) per liberarsi decisa e convinta: succede sin dal principio, con "How Can You Swallow So Much Sleep", addirittura quasi rabbiosa e vicina agli stilemi del combat-rock in "Bad Timing", sussiegosa nei confronti di spartiti al limite della synth-dance ballad con chitarra ritmica abilmente stoppata (Lights Out, Words Gone").

Ed è ancora una sei corde frenata, ma che questa volta pare acustica, a menare le danze di "Leave It", che si fa apprezzare per il ritmo sostenuto e per contrappunti vocali femminili, ed è pure dotata di un chorus di matrice coldplayana. Che poi si arrivi anche al quasi capolavoro con "Fracture" (un sussurro all'interno di un'atmosfera country sospesa) non sorprende più di tanto all'interno di un affresco ben bilanciato, orecchiabile, commerciabile; e si riesce a evitare pure il rischio imminente della ninna nanna che solitamente non manca di puntellare simili operazioni. Certo, qualche lungaggine poteva essere sforbiciata a dovere, come la ballatona pianistica "Still", discreta imitazione del vecchio Thom Yorke (e magari non è che ce ne fosse proprio bisogno). Ma tant'è. Le ciambelle non riescono sempre con il buco e questa ha comunque un buon sapore.

(15/09/2011)



  • Tracklist
  1. How Can You Swallow So Much Sleep
  2. Bad Timing
  3. Your Eyes
  4. Lights Out, Words Gone
  5. Take The Right One
  6. Shuffle
  7. Beggars
  8. Leave It
  9. Fracture
  10. What You Want
  11. Favourite Day
  12. Still
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