Devi sentirti libero di ritrovare quel dilettantismo che è il momento più magico nella carriera di un artista, quando ancora non hai obiettivi di lucro, discografici, di carriera
(Da un’intervista)
David Bowie e Lou Reed, ma anche la tradizione degli anni Ottanta e Novanta: a sentire Cesare Cremonini, il suo nono album di studio, “Amateur”, è perfetto per chi ha tra i propri ascolti preferiti musica con qualche decennio sulle spalle. A colpire è anche la copertina, che raffigura un uomo nudo con un teschio dorato che suona un sassofono. Quest’ultimo è diventato lo strumento centrale di una dichiarata rottura con le formule pop collaudate verso un approccio fatto di passione, istinto e creatività. “Volevo fare un disco rock and roll”, dichiara, usando l’etichetta stilistica come un aggettivo che unisce idealmente spontaneo e divertente. Al netto delle dichiarazioni un po’ altisonanti, però, com’è questo “Amateur”?
Sicuramente divertito e in buona parte anche divertente, vivace e colorato. Un album che frulla la carriera di Cesare Cremonini, rileggendone atteggiamenti e temi ricorrenti in una forma più spavalda e dinamica. C’è un’America da cinema, fantasticata e un po’ finta, ma anche l’Inghilterra di fine secolo e il cantautorato nostrano.
L’apertura con “Amateur” gioca con l’atmosfera da saloon, il sax brillante e un testo un po’ decadente che sembra una storia di Tom Waits glassata di caramello. La possibilità di un album fuori gli schemi, però, si dissolve abbastanza velocemente già all’altezza del secondo brano, “Paparazzi”: gli ammicchi sessuali di una vita ritornano, il pop-rock e la collaborazione con Fabri Fibra fanno il resto. Dopo questa hit sicura, arrivano più tenui riflessioni cantautorali di nuovo in zona dell’amato Lucio Dalla (“Cavalli da corsa” e soprattutto “Athena”), a tratti un po’ pretenziose nell’arrangiamento maestoso (“Il giardino di sassofoni”) ma nei casi migliori toccanti (“Cose molto piccole” con Malika Ayane).
L’autodistruzione della popstar è al massimo un carnevale chiassoso come in “Mega Linz”, dal ritornello deboluccio, o un inno al proprio edonismo pericoloso in “Disturbo mentale”, uno dei brani più rock e fuori dagli schemi, con tanto di dettagli elettronici e distorsioni sovrabbondanti. Va bene, c’è un coro da pub sgangherato come “Perché ti conosco”, ma è poco più di una curiosità: le forze centrifughe non hanno allontanato Cesare Cremonini dal pop più di tanto e per quanto sia partito da lontano il punto d’arrivo non è troppo diverso, nella sostanza, da quanto ascoltato da “Bagus”, del lontano 2002.
Era forse ingenuo aspettarsi da un artista mainstream affermato un vero sussulto rock, fuori dalle logiche di mercato. “Amateur” è confezionato come una svolta. Nella promozione ma anche nella costruzione fa di tutto per dimostrarsi eccentrico. Interviene finanche Donny McCaslin, già con il succitato David Bowie nell’indimenticato “Blackstar“, insieme a un gruppo di musicisti che provano a mischiare le carte in tavola quanto possono. Ci si inventa persino un alter ego, Sig, che richiama nel nome Sigmund Freud e non è altri che l’uomo nudo in copertina. Pretenziosetto.
Aggiungi OndaRock alle tue Fonti preferite su Google Discover. Non perderti le nostre recensioni, le pietre miliari e le ultime news direttamente nel tuo feed.
31/10/2026