Digitalism

I Love You Dude

2011 (V2) | dance-punk

I Digitalism si presentano alla prova del fuoco, il secondo album, che come tutti sanno, "è sempre il più difficile nella carriera di un artista" (cit.). Dopo L'ottimo esordio di "Idealism" il duo amburghese è chiamato alla conferma di quanto buono fin qui fatto.

Purtroppo questa conferma arriva solo in eccezione più che in regola. Ed è un vero peccato perché l'album si apre con un pezzo che è l'atteso evolversi della band, ritmica secca e austera, fraseggi elettronici avvolgenti, vibra a più non posso il cono della cassa: "Stratosphere", i Digitalism sono tornati.
Ma ecco che mentre l'ascoltatore inizia a entrare nel groove che si attendeva, subito crolla il mondo, si controlla un attimo il cd,"si, è il solito" si pensa: ma cos'è successo? Cosa ci fanno la brutta copia dei Block Party di "Silent Alarm" nella seconda canzone di "I Love You Dude"? Si guarda se compare un featuring, magari fra parentesi, accanto al titolo: niente da fare, Jens e Ismail si sono bevuti il cervello. O più verosimilmente hanno tentato di salire sul carro dei vincitori indie-rock, con cinque anni di ritardo: suona dunque così maledettamente e commercialmente vecchia "2 Hearts". E fallisce miseramente anche il tentativo di rinnovare la scocca in "Circles", il motore rimane lo stesso, con l'aggiunta di qualche colore sgargiante a far la carrozzeria più electro.

Peggio di così probabilmente non si poteva fare, e infatti "Blitz" riporta alla french touch, non si aggiunge niente di nuovo, ma l'adrenalina torno in circolo e il duo piede-ginocchio torna a muoversi: i Daft Punk (anche il video della precedente "2 Hearts" s'ispira decisamente a "Tron") ringraziano per l'omaggio, i fan tirano un sospiro di sollievo, non sono fritti del tutto.
Ma non si fa in tempo a rimuovere i due precedenti errori, cercando di bollarli come peccati di gioventù, che subito "Forrest Gump", dopo una intro pure promettente, ci riporta alla cruda realtà: quale produttore avrà fatto il lavaggio di cervello ai Digitalism? Ennesima track dal ritornello accattivante, come mille se ne possono trovare, la corsa di Forrest come pretesto di vendite: la voce smielata aiuta solo il senso di frustrazione e rabbia, lo smarrimento che piano lascia posto alla rassegnazione.

I Prodigy scrissero "Smatch My Bitch Up" nel 1997, ma almeno Reeperbahn riporta i binari verso la destinazione auspicata: sonorità industriali nevrotiche e ricorsive, speriamo di aver svoltato definitivamente. E così pare; arriva "Antibiotics" a riprendere il filo interrotto subito dopo il pezzo iniziale; ci lascia in sospeso nei primi secondi, poi iniziamo a solcare sinusoidi di fraseggi di stampo dance-punk, il paesaggio sotto di noi si fa familiare, in men che non si dica il tappeto idealistico raggiunge quote tanto agognate.
"Just Gazin'", figlia di "Orchestra Of Bubbles" dei connazionali Apparat e Ellen Allien, in un'ottica di un album che viaggia senza sosta ci sarebbe pure stata bene, come sosta all'autogrill, come passaggio su un viadotto fra gli Appennini, ma abbiamo fatto talmente pochi chilometri su una tre corsie padana, che il momento riflessivo e onirico non era richiesto.
Presi ormai dallo sconforto, alla penultima canzone, arriva l'ennesimo capovolgimento: "Miami Showdown", perla dell'album, apre scenari completamente nuovi nell'avventura di Jens e Ismail, è una cavalcata elettronica che sale in modo differente, non si limita a creare suspense per la macchina del fumo o ripartenze al fulmicotone per le smarmellate bianche del light-jay: indaga percorsi schematicamente nuovi per ciò che fino ad oggi c'era stato proposto.
Si chiude con un secondo tributo dei maestri francesi: "Encore" scivola via come l'ennesimo pezzo già sentito, ci rinfranca rispetto alle cadute di stile disseminate qua e là, senza però rasserenare troppo rispetto al futuro.

Con "I Love You Dude", i Digitalism perdono l'occasione per continuare lo sviluppo di un suono che, anche se votato alle piste da ballo, aggiungeva un tassellino all'immenso contributo che la Germania apporta all'elettronica dai tempi dei Kraftwerk e dei Tangerine Dream.
Purtroppo di dance-punk c'è molto poco, i ragazzi hanno mollato il cuore in ragione di una più programmata operazione di fruibilità.
E come tutte le volte che ci si trova di fronte a un'operazione del genere è scontato interrogarsi sul perché, se ne valeva veramente la pena o se tutto ciò sarà utile quanto meno pre fare il salto di quantità nelle vendite.
A nostro avviso no.

(30/09/2011)

  • Tracklist
1. Stratosphere
2. 2 Hearts
3. Circles
4. Blitz
5. Forrest Gump
6. Reeperbahn
7. Antibiotics
8. Just Gazin'
9. Miami Showdown
10. Encore
11. Sleepwalker
Digitalism on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.